L'incredibile protesta
Salvate le transfemministe, spaventate dagli alpini a Genova: “Maschi tossici e molestatori”
+ Seguici su Google DiscoverGli alpini tornano a sfilare e, immancabilmente, tornano anche le polemiche delle femministe spaventate dalle penne nere e dai simboli fallici del patriarcato. L’appuntamento stavolta è dall’8 al 10 maggio, a Genova, a casa di Silvia Salis, astro nascente della sinistra. L’adunata da anni è una festa simbolo di solidarietà, volontariato e spirito di corpo, ma una parte della sinistra radicale sceglie ancora una volta lo scontro ideologico, dipingendo un evento popolare come una minaccia sociale.
La leggenda dell’adunata degli alpini a Rimini: 150 denunce di molestie. La realtà? Zero
Le accuse arrivano dalle transfemministe e dalle “compagne” di “Non una di meno”. Sulla pagina social si parla di “mascolinità tossica” di “clima di guerra”. Accuse lunari che evocano “città sotto assedio”, “diritti negati” e persino di un clima che favorirebbe molestie e violenze sessuali. Tesi deliranti, che si scontrano con la realtà di un corpo – quello degli alpini – storicamente legato alle emergenze nazionali, dalla Protezione civile alle missioni umanitarie, e che gode di un radicamento profondo nelle comunità locali.
Le proteste social di fantomatiche molestie (mai formalizzate in una denuncia giudiziaria) seguite all’adunata di Rimini del 2022, hanno tenuto banco a lungo. Poco importa che si siano finite tutte in una bolla di sapone.
L’adunata degli alpini spaventa le transfemministe
Colpisce piuttosto il doppio standard che emerge guardando a quanto accaduto negli ultimi tre anni. Dal 2023 al 2025 l’Italia è stata attraversata da decine di proteste: cortei studenteschi spesso degenerati in scontri, blocchi stradali e ferroviari organizzati da gruppi ambientalisti, occupazioni universitarie e manifestazioni pro-Palestina che in più occasioni hanno paralizzato interi quartieri cittadini. In diverse città – da Roma a Milano, passando per Torino e Bologna – le lezioni sono state sospese, i trasporti interrotti, le attività commerciali danneggiate.
Eppure, in quei casi, le stesse voci oggi indignate per la chiusura temporanea delle scuole a Genova hanno spesso difeso il “diritto a manifestare”, minimizzando i disagi o giustificandoli come prezzo necessario del dissenso. Per non parlare di quanto accaduto durante il lockdown, quando milioni di studenti sono stati costretti alla didattica a distanza per mesi, con pesanti ricadute educative e psicologiche.
Polemiche sterili e ideologiche per l’adunata di Genova
Oggi, invece, la sospensione delle attività scolastiche per motivi organizzativi legati a un grande evento cittadino viene descritta come una lesione inaccettabile dei diritti. Una posizione condivisa anche da alcuni sindacati, che richiamano giustamente il valore della scuola, ma che difficilmente può essere isolata dal contesto più ampio di tolleranza mostrata verso ben altri disordini.
Il punto, allora, sembra meno legato alla tutela dei diritti e più a una lettura ideologica dell’evento. L’adunata degli alpini diventa bersaglio non per ciò che accade realmente, ma per ciò che rappresenta: tradizione, identità nazionale, spirito militare. Elementi che una certa sinistra continua a guardare con sospetto, se non con aperta ostilità. Genova si prepara quindi ad accogliere le Penne nere tra entusiasmo e polemiche ideologiche degne di miglior causa.
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