Intervista esclusiva
“Scarpinato dovrebbe dimettersi. Commissione antimafia al lavoro per ricostruire la verità storica”. Parla Russo
Il senatore siciliano, componente della commissione parlamentare presieduta da Chiara Colosimo, parla al Secolo d'Italia dopo le ultime rivelazioni sull'inchiesta mafia-appalti scoperte da "Il Tempo"
+ Seguici su Google DiscoverIl lavoro portato avanti con precisione e professionalità dal quotidiano il Tempo, approfondito anche da Il Giornale, ha portato alla luce nuovi retroscena sull’inchiesta “mafia-appalti”, e i colloqui telefonici tra il senatore del movimento cinque stelle in Commissione Antimafia, Roberto Scarpinato e l’ex Pm Gioacchino Natoli. Sul caso il Secolo d’Italia ha interpellato in una intervista esclusiva, il senatore Raoul Russo, di Fratelli d’Italia componente della Commissione Antimafia.
Dal caso Striano che vede coinvolto Cafiero De Raho a quello Scarpinato-Natoli scoperto da “Il Tempo” con tanto di insulti a Paolo Borsellino, alla sua famiglia e agli epiteti contro la presidente della Commissione Chiara Colosimo. Senatore Raul Russo, che cosa succede in commissione antimafia? L’inchiesta giornalistica portata avanti dal quotidiano diretto da Capezzone parla di addirittura 33 le telefonate tra Natoli e Scarpinato in 18 mesi sull’audizione in Commissione.
Sicuramente è una Commissione, che, rispetto al passato, ha cercato di lavorare a 360 gradi senza inseguire teoremi precostituiti. Le vicende sono state diverse e gravi. Quella sul dossieraggio ha dimostrato come ci fosse un vulnus grave rispetto al sistema delle segnalazioni sospette relativamente alle operazioni bancarie e finanziarie ed è stato accertato, per quanto ci riguarda, che ci fosse un problema di gestione della Dia di cui l’allora procuratore De Raho non può ritenersi del tutto estraneo per ciò che concerne la gestione organizzativa. In parallelo scopriamo che un altro esponente del M5S, il senatore Scarpinato, in decine di telefonate concordava un’audizione con il giudice Natoli, telefonate nelle quali si cercava sostanzialmente di rimarcare come fosse stato un atto banale, quasi di routine, l’archiviazione dell’inchiesta mafia-appalti. Siamo dunque davanti ad un quadro in cui, a fronte di chi, come la presidente Colosimo, sta cercando di ricostruire faticosamente una verità storica, un componente della Commissione difende le sue tesi, sconfessate da diversi giudizi, piuttosto che perseguire la verità.
Ancora oggi nessuno nel M5S, a partire da Conte, ha preso le distanze o chiesto le scuse quantomeno di circostanza per gli attacchi a Paolo Borsellino. Anzi, la linea è il contro attacco: “gettare fango con accuse assurde su Scarpinato” è l’accusa dei grillini che anche ieri sui social ufficiali hanno pubblicato delle grafiche in difesa dei loro “campioni antimafia”. Avrebbero avuto la stessa linea se al posto dei parlamentari del loro partito ci fossero stati esponenti di Fratelli d’Italia?
Chiaramente l’atteggiamento giacobino, da inquisizione sovietica, dei componenti del M5S nella Commissione Antimafia, è abituato alla logica dei due pesi e due misure. Se, al contrario, al posto dei giudici Scarpinato e De Raho ci fossero stati degli esponenti del centrodestra, e nello specifico di Fratelli d’Italia, ci sarebbero state le manifestazioni di piazza per chiedere giustamente quello che andrebbe chiesto a Scarpinato e De Raho, cioè di astenersi dai lavori della Commissione che riguardano questa inchiesta di cui loro sono in qualche modo protagonisti. Si tratta di una logica che ben conosciamo che è quella che sa guardare esclusivamente la pagliuzza negli occhi altrui piuttosto che la trave nel proprio occhio.
Cosa farà ora la commissione antimafia? Secondo lei Scarpinato dovrebbe dimettersi?
Secondo me Scarpinato dovrebbe assolutamente dimettersi anche perché dalle intercettazioni di queste ben 33 telefonate non solo si è tentato di concordare un’audizione molto delicata su fatti estremamente gravi, ma si è anche dato acquiescenza ai giudizi non proprio edificanti che il giudice Natoli ha dato nei confronti della persona di Paolo Borsellino e della sua famiglia. Non abbiamo la controprova che lo stesso atteggiamento lo abbia avuto anche Scarpinato, sempre nei confronti della famiglia Borsellino, ma di sicuro ci sono sufficienti elementi per affermare che, a parti invertite, il giudice Scarpinato debba dimettersi dalla Commissione stessa.
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