Tutte le novità
Salario minimo? No, Meloni mette in campo il salario giusto. Ecco di cosa si tratta
Il decreto lavoro rafforza la contrattazione e lega gli incentivi alle retribuzioni. Mentre la sinistra dimentica i lavoratori, la destra propone una strategia alternativa, seria e strutturale
+ Seguici su Google DiscoverNel 2025 l’occupazione in Italia ha superato i 23 milioni di unità, mentre l’inflazione, pur in rientro, continua a erodere i redditi reali. In questo contesto, mentre la sinistra continua a scalpitare per il fumoso “salario minimo”, il governo Meloni fa un’altra scelta, più seria e più strutturata, mettendo in campo il “salario giusto”.
Che cos’è il “salario giusto”?
Una risposta che punta a superare l’idea di una soglia uniforme, ritenuta insufficiente a rappresentare la complessità del sistema retributivo italiano, e a evitare effetti di compressione verso il basso dei salari complessivi.
Non una soglia fissata per legge, ma un parametro più ampio e selettivo, che punta a evitare effetti distorsivi sul sistema retributivo. Una linea, dunque, che segna una discontinuità nel dibattito europeo, dove la risposta prevalente è stata invece l’introduzione di minimi orari legali.
E il “salario minimo”?
La posizione dell’esecutivo parte da una critica strutturale all’introduzione di una soglia uniforme. “Come noi abbiamo sempre sostenuto — ha spiegato ieri la premier in conferenza stampa — nel caso dell’introduzione di un salario minimo orario noi rischieremmo di costruire non un ulteriore parametro di garanzia ma, per paradosso, un parametro sostitutivo di un ammontare complessivo che oggi i contratti chiaramente rappresentano e costruiscono, rischiando di rivedere a ribasso i diritti dei lavoratori”.
Il punto economico è il rischio di trasformare una soglia minima in uno standard implicito. In un sistema come quello italiano, dove la retribuzione è composta da molteplici voci, fissare un livello legale unico potrebbe comprimere il trattamento economico complessivo, riducendo margini oggi garantiti dalla contrattazione nazionale.
La scelta giusta
Il decreto introduce un impianto diverso, basato sul trattamento economico complessivo dei contratti collettivi più rappresentativi. Non si guarda al minimo tabellare, ma all’intero pacchetto retributivo, includendo indennità, welfare e progressioni.
E per chi non rispetta questa impostazione, il decreto introduce un sistema di vincoli. Oltre al rafforzamento dei controlli da parte di Inps e Ispettorato del lavoro, scatta una leva immediata sul piano economico: l’accesso agli incentivi pubblici viene subordinato al rispetto dei livelli retributivi definiti dai contratti più rappresentativi. In altri termini, le imprese che applicano condizioni al ribasso restano escluse da sgravi e agevolazioni, inclusi quelli per giovani, donne e aree Zes.
Correzione delle distorsioni
L’intervento intende superare due squilibri strutturali. Da un lato, i ritardi nei rinnovi contrattuali, che negli ultimi anni hanno prodotto una perdita di potere d’acquisto. Dall’altro, la diffusione dei contratti pirata, con minimi inferiori sottoscritti da sigle poco rappresentative.
Il rafforzamento dei contratti leader e il monitoraggio tramite codici univoci dei Ccnl puntano a ridurre il dumping contrattuale. È inoltre previsto un monitoraggio nazionale sulle retribuzioni, con un rapporto annuale del ministero del Lavoro, che rafforza la capacità di intervento del sistema. Il risultato atteso è una selezione più netta tra contratti validi e accordi costruiti al ribasso.
Un modello alternativo in Europa
Nel confronto europeo, l’Italia consolida un modello fondato sulla centralità delle parti sociali. In Paesi come Francia e Germania il salario minimo legale si affianca alla contrattazione; qui si tenta invece di evitare sovrapposizioni, mantenendo il baricentro negoziale.
La scelta non è priva di criticità. La frammentazione contrattuale e l’assenza di una piena attuazione dell’articolo 39 della Costituzione continuano a generare incertezze sulla rappresentanza sindacale. L’efficacia del sistema dipenderà dalla capacità di controllo e dall’uso concreto delle leve incentivanti.
Prospettive
Il decreto lavoro si inserisce in una strategia più ampia che combina incentivi all’occupazione, selettività della spesa pubblica e interventi sul costo del lavoro. In un contesto Ue caratterizzato da vincoli di bilancio, come quello del Patto di Stabilità, l’obiettivo è sostenere i salari senza introdurre rigidità generalizzate.
La verifica sarà nei prossimi mesi, quando l’impatto delle misure emergerà nei rinnovi contrattuali e nella dinamica delle retribuzioni. Il passaggio è rilevante: trasformare il salario giusto da principio regolatorio a meccanismo effettivo di riallineamento dei redditi da lavoro.
Ultima notizia
Allarme terrorismo
Due ebrei ortodossi accoltellati e feriti in una sinagoga a Londra: arrestato un sospettato
Cronaca - di Redazione