La commemorazione
Ramelli, il ricordo di La Russa: “Vive sempre con noi, simbolo di rifiuto della violenza”
La seconda carica dello Stato lancia un forte messaggio di pacificazione 51 anni dopo l'omicidio brutale del giovane militante missino. Commemorazioni previste in molte città italiane. L'iniziativa di Gioventù nazionale
+ Seguici su Google DiscoverIl ricordo di Sergio Ramelli è ancora fortemente presente nella memoria collettiva. 51 anni dopo, l’omicidio di quel giovane simpatizzante missino, che morì senza nessuna colpa, è impresso nella memoria collettiva e non solo nell’area di destra. A ricordare Ramelli, il presidente del Senato, Ignazio La Russa.
Le parole di La Russa: “Ricordo il nostro ultimo incontro”
“Ricordo bene quando salutai Sergio Ramelli per l’ultima volta, pochi giorni prima della tragedia. Fu un saluto semplice, come quello che ci si scambia tutti i giorni. Non sapevamo, non potevamo immaginare che quel saluto sarebbe divenuto un addio. Sergio era un ragazzo come tanti, un ragazzo di diciannove anni con un futuro davanti e la cui vita invece fu spezzata da una aggressione brutale figlia dell’odio politico di una stagione drammatica. Rinnovare oggi il suo ricordo significa custodire la memoria, sua e di quegli anni così terribili per la nostra Nazione”. Lo scrive sui social il presidente del Senato, Ignazio La Russa.
“Rifiutare ogni forma di violenza e continuare a credere nel valore del rispetto e della pacificazione nazionale, era ed è, la strada da percorrere. Sergio Ramelli vive”, conclude la seconda carica dello Stato.
Urso: “Suo esempio monito contro la violenza”
“Il 29 aprile di 51 anni fa moriva a soli 18 anni Sergio Ramelli, vittima dell’odio politico. Il suo ricordo resta un monito a difendere sempre la libertà e a respingere ogni forma di violenza e intolleranza”. Lo scrive, su X, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Le commemorazioni
Commemorazioni sono previste in molte città italiane. Ieri, ricordando Enrico Pedenovi, consigliere provinciale missino ucciso un anno dopo Ramelli, il sindaco di Milano, Beppe Sala(che oggi parteciperà alla commemorazione per l’anniversario di Ramelli), ha esortato a una pacificazione dialettica: ““Queste commemorazioni servono certamente per ricordare ma anche per capire quanto rischiamo se continuiamo ad essere così aggressivi nel linguaggio e nelle modalità: va bene il confronto politico, ma dovrebbe essere meno aspro”, ha detto Sala: “Purtroppo, siamo a seguire un 25 Aprile che non è stato una festa come dovrebbe essere, per cui io continuo a invitare tutti a moderare i toni, a riflettere e a sapere che le differenze, in politica e nella vita soprattutto, esistono, ma c’è modo e modo“, ha detto il primo cittadino. Per il sindaco “una parte della colpa è di noi politici che per motivi di consenso non riusciamo a trasmettere quella tranquillità di cui invece ci sarebbe molto bisogno”.
L’iniziativa di Gioventù Nazionale
Nella notte centinaia di manifesti sono stati affissi in tutta la città di Torino per ricordare Sergio Ramelli. L’iniziativa, promossa dalla sezione “D’Annunzio” di Gioventù Nazionale, nasce con l’obiettivo di mantenere viva una memoria spesso dimenticata o raccontata parzialmente: quella di un ragazzo ucciso per le sue idee, in un contesto in cui l’intolleranza ideologica sfociava in violenza. «Ricordare Sergio Ramelli oggi significa fare i conti con una verità storica scomoda – dichiarano i militanti in una nota –. La sua vicenda è il simbolo di un’epoca in cui l’odio politico, in particolare quello proveniente dagli ambienti dell’estrema sinistra, trasformava l’avversario in un bersaglio da eliminare. È una memoria che deve servire a comprendere cosa accadde e in quegli anni e far sì che non riaccada mai più».
“Ricordare Ramelli significa assumersi una responsabilità”
«Negli ultimi tempi – proseguono – assistiamo a segnali che non possono essere ignorati: episodi di intolleranza, aggressività crescente nel dibattito pubblico, tensioni nelle scuole e nelle piazze alimentati dai collettivi legati all’estrema sinistra. Anche Torino ha conosciuto fatti recenti che dimostrano come certe dinamiche non siano del tutto superate». «Per questo – concludono – ricordare Sergio significa assumersi una responsabilità: quella di non permettere che l’odio politico torni a generare violenza. Nessuno deve più pagare con la vita le proprie idee».
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