Analizzare i fenomeni
Netflix e il potere oltre lo schermo: come algoritmo e business influenzano gusti e abitudini
Valentina Re nel saggio "Che cos’è Netflix" ricostruisce la storia della piattaforma che si propone come portatrice di valori progressisti e adotta pratiche di capitalismo neoliberale. Édouard Chanot nel volume "L’impero Netflix" accende un faro sugli eccessi ideologici della cultura woke
+ Seguici su Google DiscoverI media digitali fanno ormai parte della nostra quotidianità. Netflix e in misura minore Amazon Prime Video e Disney+ hanno trasformato il cinema e la televisione e sono oggi in grado di condizionare le abitudini di vita e i costumi di un enorme numero di persone nel mondo, arrivando ad influenzarne le opinioni.
I numeri delle piattaforme di streaming
Le stime degli abbonati raggiunti nel 2025 dalle piattaforme di streaming on demand (Svod) evidenziano il predominio di Netflix, con circa 325 milioni di abbonati. Lo seguono Amazon Prime Video, che si situa tra i 200 e 220 milioni includendo anche i membri Prime non equivalenti agli utenti attivi video, e Disney+ con un numero di abbonati tra i 130 e i 132 milioni.
Il mercato italiano
Dei 325 milioni abbonati di Netflix circa 101 milioni sono distribuiti tra Europa, Medio Oriente e Africa. Per quanto riguarda l’Italia non ci sono dati certificati ma, considerando che il nostro è considerato un Paese europeo «medio», possiamo stimare che Netflix abbia tra gli 8 e i 10 milioni di account, Disney+ sia attestato tra i 4,5 e i 5,5 milioni, mentre Amazon Prime Video, gonfiato dai numeri del driver di e-commerce, oscilli tra i 10-11 milioni.
In Italia sono dunque 17-18 milioni le famiglie abbonate ad almeno piattaforma. Netflix è leader per utilizzo reale anche se Prime Video è probabilmente il più diffuso perché incluso in Prime. Disney+ è terzo ma stabile grazie ai contenuti per bambini e famiglie e al catalogo Marvel.
Considerato che il ricavo medio per utente è di 9-11 euro al mese per Netflix, 4-6 euro/mese per la quota prime di Amazon Prime Video e di 6-8 euro/mese per Disney+, il costo valore del mercato italiano dello Svod è valutabile tra i 1,6 e i 2 miliari di euro.
La fetta principale va sempre a Netflix, con un ricavo stimato tra i 900 milioni e il 1,1 miliardo di euro, seguito da Prime Video che oscilla tra i 350 e i 500 milioni e Disney+ tra i 350 e i 500 milioni.
Il saggio di Valentina Re “Che cos’è Netflix”
Netflix nasce nel 1997 a Los Gatos in California per iniziativa di Reed Hastings e Marc Randolf. Il ruolo crescente dell’azienda oggi leader mondiale nella diffusione dei media digitali è analizzato dalla docente dell’Università L’Orientale di Napoli, Valentina Re, nel libro Che cos’è Netflix, pubblicato nella collana Bussole dell’editore Carocci.
Dai Dvd all’on demand
L’esordio di Netflix si basa sulla scommessa che il Dvd, un supporto da poco entrato nel mercato degli audiovisivi, possa in pochi anni soppiantare le videocassette. Nel 1998 l’azienda attiva un servizio di noleggio di Dvd per corrispondenza, l’anno seguente introduce per i suoi clienti il modello dell’abbonamento. L’ascesa della piattaforma comincia dal 2007 quando Netflix inizia a distribuire online i contenuti dematerializzati del suo catalogo.
Il successo dello streaming on demand è enorme. La chiave è il «flusso continuo», il cosiddetto binge watching, ovvero la possibilità per gli utenti di vedere d’un fiato tutti i capitoli delle serie.
Il passaggio dagli Usa al resto del mondo
Conquistato il mercato statunitense, l’azienda è pronta per diventare un operatore globale. Nel 2012 approda nel Regno Unito, nei Paesi nordici e in Irlanda. Due anni dopo sbarca in Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Svizzera e nel 2015 arriva anche in Italia e Spagna.
Business, algoritmi, produzioni originali
Valentina Re tocca tutti gli aspetti legati al modello di business di Netflix: le pratiche di distribuzione, il consumo, la produzione e i possibili scenari futuri. Nel libro vengono analizzate le trasformazioni indotte a cinema e televisione e di come queste abbiano orientato lo sviluppo dei media digitali. Viene ripercorsa la crescita delle produzioni originali iniziate nel 2013 con la serie House of Cards, e di quelle realizzate nei diversi ambiti nazionali in partnership con gli attori consolidati di quei sistema audiovisivi, con particolare attenzione alle produzioni originali di Netflix in Italia.
Il «soft power» di Netflix
L’autrice esamina anche il ruolo degli algoritmi attraverso i quali la piattaforma «indirizza» i fruitori di contenuti, la natura politica del «soft power» di Netflix e l’uso strumentale del concetto multidimensionale di diversità culturale esercitato dalla piattaforma. Ne illustra il funzionamento senza approfondire il merito, limitandosi a sottolineare come la piattaforma, mentre si propone come portatore di valori progressisti, opera «con pratiche economiche e infrastrutturali che riflettono le logiche del capitalismo neoliberale».
Il saggio di Édouard Chanot “L’impero Netflix”
Per chi cerca una critica più marcata degli eccessi ideologici della cultura woke sottesa alla gran parte delle produzioni dell’azienda statunitense possono essere utili, dopo la lettura del libro di Valentina Re, le riflessioni contenute nel volumetto di Édouard Chanot, L’impero Netflix. Il controllo del divertimento, edito nel 2023 da Passaggio al Bosco.
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