Una decisione della Fondazione
Nessun “caso Venezi” nel governo: Palazzo Chigi smentisce le ricostruzioni e Giuli conferma l’autonomia della Fenice
Una decisione autonoma, nella quale non vi sono stati né «condizionamenti» da parte del ministero della Cultura né presunti «via libera» da parte della presidenza del Consiglio. All’indomani dell’annullamento da parte della Fondazione Teatro La Fenice di «tutte le collaborazioni future» con Beatrice Venezi, tanto il Mic quanto Palazzo Chigi ribadiscono come la decisione sia maturata esclusivamente nel perimetro della piena indipendenza dell’istituzione. Precisazioni che si sono rese necessarie a seguito di un retroscena che parlava invece di un coinvolgimento diretto della premier.
Palazzo Chigi: «Ricostruzione priva di ogni fondamento»
«È privo di ogni fondamento quanto riportato oggi in un articolo del Corriere della Sera sulla decisione del Teatro La Fenice di Venezia di annullare tutte le future collaborazioni con il Maestro Venezi: il Presidente del Consiglio non è stato coinvolto in alcun modo sul tema e quindi non avrebbe potuto dare alcun “via libera”, come invece sostenuto», ha precisato Palazzo Chigi, in riferimento al retroscena dal titolo «Da Palazzo Chigi il via libera: ormai è indifendibile» nel quale si parlava di una «scelta di Meloni» e di un presunto giro di «telefonate e messaggi tra Giuli, Donzelli e Colabianchi».
Giuli ribadisce: su Venezi «scelta libera e autonoma» della Fenice
Sul caso è tornato nuovamente anche il ministero della Cultura, che già subito dopo l’annullamento del rapporto di collaborazione con Venezi da parte della Fondazione La Fenice aveva chiarito che Giuli prendeva «atto della decisione di Nicola Colabianchi, assunta in autonomia e indipendenza», pur confermando al sovrintendente la «più completa fiducia». Un concetto ribadito nella nota di oggi, in cui si sottolinea che il ministro «conferma quanto espresso da Palazzo Chigi nel suo comunicato, a proposito della libera e autonoma scelta del sovrintende della Fondazione Teatro La Fenice, Nicola Colabianchi, in relazione al licenziamento di Beatrice Venezi». Si tratta «a tutti gli effetti di un atto insindacabile, pur condiviso appieno dal ministro, sul quale il governo non avrebbe potuto avere e in generale non intende avere alcuna facoltà di condizionamento».