Nuovi sviluppi nel caso del doppio omicidio di Campobasso che ha sconvolto il Molise. Il cellulare di Alice Di Vita, 19 anni, è nelle mani della Squadra Mobile dal 13 aprile. Gli investigatori precisano: il dispositivo è stato acquisito ma non sequestrato, a conferma che la giovane resta parte offesa e non è indagata.
Il prossimo passaggio chiave è fissato per martedì, quando verrà effettuato un accertamento irripetibile per ottenere la copia forense dell’iPhone 12. Un momento cruciale per un’inchiesta ancora contro ignoti, coordinata dalla Procura di Larino, che procede per doppio omicidio premeditato.
Ricina confermata: morte per avvelenamento
Secondo quanto confermato dal Centro antiveleni di Pavia, Antonella Di Ielsi (50 anni) e la figlia Sara (15) sarebbero morte per avvelenamento da ricina, una sostanza altamente letale. Un’ipotesi che cambia radicalmente il quadro investigativo. In Questura, l’analisi del telefono avverrà alla presenza degli avvocati dei cinque medici dell’ospedale di Campobasso inizialmente indagati per omicidio colposo. Una pista che ora sembra indebolirsi, vista la nuova direzione dell’indagine.
Chat, spostamenti e “note” sui pasti
Gli investigatori esamineranno nel dettaglio: chat con familiari (padre, madre e sorella), ultime comunicazioni con le vittime, spostamenti della ragazza, appunti sui pasti consumati tra il 22 e il 25 dicembre. Particolare attenzione sarà data anche alle conversazioni con altre 11 persone, tra amici e familiari, per ricostruire il clima dei giorni precedenti al dramma.
Il ruolo della famiglia e nuovi interrogatori
Tra i nomi emersi c’è anche Laura, cugina del padre Gianni, che potrebbe essere ascoltata nuovamente. Tuttavia, l’uomo – ex sindaco di Pietracatella – tramite il suo legale esclude ogni coinvolgimento della donna. Il legale di Gianni sottolinea inoltre che il suo
assistito “non è preoccupato” dall’evoluzione delle indagini.
Indagini a 360 gradi: scuola, ricina e vita privata
L’inchiesta si muove su più fronti. Gli investigatori stanno cercando di chiarire, in particolare, perché da un computer di un istituto agrario della zona siano state fatte ricerche sulla ricina
•il legame con la coltivazione della pianta di ricino nella stessa scuola. E ancora sulla vita privata e sentimentale di Gianni Di Vita. Non si esclude, infatti, alcuna pista, compresa quella di un possibile movente personale.
Ipotesi choc: avvelenamento in due fasi
Un elemento che alimenta i dubbi riguarda il decorso dei sintomi: madre e figlia, dimesse il 26 dicembre, si sono aggravate il giorno successivo. Secondo un legale, potrebbe trattarsi di un avvelenamento in due tempi, con una seconda
esposizione alla sostanza. Il mistero resta quindi aperto. Gli inquirenti stanno cercando di capire chi abbia potuto introdurre il veleno in casa Di Vita, proprio nei giorni di Natale. Tra le ipotesi più inquietanti,
anche quella di una mano femminile legata al passato personale dell’ex sindaco.