Perché in Italia no?
La verità sui rimpatri volontari: Germania, Francia e Spagna guidano la classifica Ue. La sinistra prenda nota
Dai report dell’Euaa (Agenzia Ue per l’asilo), dai programmi Iom (Organizzazione internazionale per le immigrazioni) e dai dati Eurostat emerge quel che le sinistre non vogliono vedere: il rimpatrio assistito è diffuso e promosso a livello europeo
+ Seguici su Google DiscoverIn Europa il rimpatrio volontario assistito (RVA) è ormai uno strumento diffuso e promosso a livello europeo. Sinistra e opposizioni leggano i rapporti ufficiali. Il suo utilizzo varia molto da Paese a Paese, non esiste una classifica ufficiale aggiornata in tempo reale su “chi lo usa di più”. Però dai dati e dai report europei emergono alcune tendenze abbastanza chiare. Nel 2022 circa il 47% dei rimpatri dall’UE è avvenuto su base volontaria. L’Ue considera il rimpatrio volontario prioritario rispetto a quello forzato, perché più sostenibile e più facile da negoziare con i Paesi di origine. Tale istituto sul quale le opposizioni hanno alzato le barricate non rappresenta certo un’invenzione di questo governo. I rimpatri volontari assistiti sono previsti nel nostro ordinamento da oltre 10 anni in attuazione di norme europee e nazionali. Lo hanno ribadito il premier Meloni e il titolare del Viminale Piantedosi.
Paesi europei che lo utilizzano maggiormente
Dai report dell’Euaa (Agenzia Ue per l’asilo) e programmi Iom (Organizzazione internazionale per le immigrazioni) emergono questi Paesi capofila nell’utilizzo di questo meccanismo che la sinistra aborre: Germania, Francia, Paesi Bassi e Belgio. I motivi sono variegati: i grandi numeri di richiedenti asilo e i migranti irregolari; la forte cooperazione con Iom e Ong. In particolare, il Belgio ha “intensificato” negli ultimi anni i programmi di ritorno volontario; i Paesi Bassi partecipano a programmi internazionali strutturati. Tra i Paesi nordici si rileva che in Danimarca e in Svezia c’è un forte uso di incentivi economici (anche molto alti, come in Danimarca) e politiche orientate alla “volontarietà incentivata”. Tra Paesi dell’Europa meridionale, la Spagna ha sviluppato programmi di ritorno volontario in collaborazione con Ong e Iom. Tuttavia con più difficoltà operative e minore percentuale di ritorni effettivi rispetto agli ordini di rimpatrio.
Sintesi: chi lo usa “di più”
Dunque, sinistra e opposizioni se ne facciano una ragione anziché strillare alla polemica strumentale. I Paesi che adottano il meccanismo dei rimpatri volontari sono Germania, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Spagna. Se la prendano con tutti tranne che con il governo Meloni. I numeri più recenti disponibili (2024–inizio 2025), basati su dati Eurostat e fonti aggiornate vedono la Germania con 6.170 rimpatri, tra i più alti in Ue. Ha il tasso di rimpatrio relativamente più alto rispetto ad altri grandi Paesi europei. La Francia ha avuto 3.700 – 4.200 rimpatri per trimestre nel 2024. E oltre 30.000 ordini di rimpatrio (tra i più alti in Ue). Poi la Spagna, con 3.100 rimpatri (estate 2024). Quindi abbiamo la Svezia con 2.600 rimpatri nel 2024. Rappresenta un caso particolare, con un alta quota di rimpatri volontari e incentivi economici molto elevati.
Smontata la narrazione della sinistra sui rimpatri volontari assistiti
Dunque l’Italia ha numeri più bassi rispetto agli altri grandi Paesi. Secondo i dati diffusi dal ministro Piantedosi a marzo 2026, nel 2025 sono stati effettuati 675 rimpatri volontari assistiti, affiancati a 6.097 rimpatri forzati. Il ministro ha rivendicato un aumento dell’attività di rimpatrio, sebbene i numeri dei rimpatri volontari in Italia restino nettamente inferiori rispetto ad altri paesi europei come Germania, Francia e Spagna. La Germania 16.000, la Svezia oltre 9.000, il Belgio più di 3.000, la Spagna del governo socialista ne ha fatti oltre 2.000. Il via libera del Parlamento a norme che favoriscano i rimpatri volontari corrisponde dunque a quegli stessi obiettivi su cui l’Europa ha sollecitato l’attenzione degli Stati membri.
Ultima notizia
"La ricerca sia indipendente"
Ungheria, svolta storica: il governo Magyar aprirà gli archivi segreti del comunismo
Cultura - di Redazione