Dl Sicurezza, sinistra in tilt
Rimpatri volontari e compensi per gli avvocati, la norma di FdI spiegata bene. Malan: “Polemiche incomprensibili”
L'emendamento non toglie alcun diritto, ma aggiunge ."Nessun avvocato perderà nulla. Anzi parecchi saranno invece pagati per una prestazione che oggi svolgono gratuitamente". Posizioni del tutto pretestuose delle opposizioni, come sempre finalizzate a quell’immigrazione illegale indiscriminata di massa che il governo intende contrastare
+ Seguici su Google DiscoverIl Decreto Sicurezza (Decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23), approvato dal Senato venerdì 17 aprile, si avvia ora verso l’esame finale alla Camera dei deputati con una scadenza tassativa: deve essere convertito in legge entro il 25 aprile, pena la sua decadenza. Tra le pieghe di un testo ricco di misure importanti l’attenzione si è accesa su una norma specifica: quella che introduce un incentivo economico di 615 euro per l’avvocato che porta a termine un rimpatrio volontario. Si tratta dell’emendamento che porta la firma di Marco Lisei, senatore di Fratelli d’Italia. Le opposizioni stanno alzando le barricate. Stanno parlandi addirittura di “taglia”, di “avvocatura collaborazionista”. Paroloni. Anche il Consiglio nazionale forense e le unioni camere civili stanno polemizzando, ma la materia contestata è frutto di un colossale fraintendimento. E’ lo stesso Lisei a spiegare bene in cosa consiste l’emendamento e perché è stato introdotto.
Lisei: gli avvocati vengono retribuiti solo se promuovono ricorsi contro lo Stato
“Il governo Meloni vuole aumentare i rimpatri, su questa base si è mossa l’attività del legislatore. Li abbiamo triplicati da quando siamo al governo. E ridurre i contenziosi ostruzionistici e dilatori è una priorità come lo è nel processo civile e penale. Si otterrebbe un duplice effetto: gli avvocati verrebbero retribuiti per un’attività, quella extra giudiziale sui rimpatri volontari, che oggi non viene riconosciuta: gli avvocati vengono retribuiti solo se promuovono ricorsi contro lo Stato, non se favoriscono una collaborazione tra Stato e cittadino straniero”. Le parole del senatore di FdI a Pietro De Leo del Tempo.
L’emendamento di FdI introduce un’opzione, non un obbligo
Il fatto che associazioni forensi si dimostrino contrarie è frutto del fraintendimento si cui sopra: “Noi offriamo la possibilità, non l’obbligo, di attivare questa nuova forma di collaborazione. A norma approvata, il Consiglio nazionale forense avrà tutto il tempo di decidere se e come collaborare con il governo”. Insomma, l’emendamento aggiunge, non toglie. “Attualmente abbiamo una certezza: lo Stato spende milioni per contenziosi sul tema immigrazione che finiscono in un rigetto. Gli avvocati già oggi dovrebbero consigliare il rimpatrio volontario assistito fra le opzioni e dovrebbero già assisterlo per farlo. L’unica cosa che cambia è che verranno retribuiti: il rapporto cliente- avvocato è sempre fiduciario. Non c’è nessuna limitazione del diritto di difesa, anzi, il contrario. Si potrà continuare a optare per il ricorso“. Dunque, nessuna limitazione al diritto alla difesa. Anzi.
Maggiore sostegno al rimpatrio volontario
A fare ulteriore chiarezza è il presidente dei senatori di FdI, Lucio Malan. “Oggi l’avvocato viene pagato dallo Stato soltanto se va a giudizio. E per andare a giudizio deve fare ricorso contro l’espulsione. Se invece, con il suo lavoro, si decide per un rimpatrio volontario assistito, non gli viene corrisposto alcunché. Grazie alla norma che abbiamo approvato- spiega dunque Malan- adesso sarà pagato anche in quest’ultimo caso. Nessun avvocato perderà nulla. Anzi parecchi avvocati saranno invece pagati per una prestazione che oggi svolgono gratuitamente; senza alcuna limitazione alla loro libera professionalità. Più in generale, ci sarà maggiore sostegno al rimpatrio volontario, il che è da vedersi come un vantaggio per una gestione razionale dell’immigrazione”.
Malan: “Polemiche incomprensibili e pretestuose”
“Il sistema attuale, paradossalmente, prevede che oggi lo Stato paga se il provvedimento di espulsione viene impugnato e spesso respinto; mentre se il soggetto se ne ritorna tranquillamente nel suo Paese lo Stato non paga. Per questo risultano francamente del tutto incomprensibili le polemiche di queste ultime ore che, evidentemente, da parte della sinistra sono il frutto di posizioni del tutto pretestuose; e come sempre finalizzate a quell’immigrazione illegale indiscriminata di massa, che invece, grazie al governo Meloni, è stata seriamente ed efficacemente contrastata”. Tanto rumore per nulla: il rimpatrio volontario è già uno strumento esistente “ma il mondo legale era poco coinvolto”, spiega ancora Lisei: “l’auspicio è renderli più partecipi, sperando favorisca una riduzione del contenzioso. Francamente non ci vedo nulla di male”.
Le reazioni delle opposizioni
A considerare la norma irricevibile sono tutti i partiti di opposizione. A partire dal Pd, che con le parole della responsabile giustizia Debora Serracchiani ha definito “gravissimo quanto avvenuto alle spalle dell’avvocatura”. “La norma, introdotta tra l’altro senza alcun confronto con l’Avvocatura, distorce il ruolo dell’avvocato e con questo il diritto di difesa”, aveva sottolineato la vicepresidente dem del Senato, Anna Rossomando. Ma le norme vanno lette bene.
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