Il dibattito sul Dfp
In Parlamento esplode il “bubbone” dei bonus grillini. Giorgetti chiede alla Ue “flessibilità”, sceneggiata del M5S
+ Seguici su Google DiscoverSi è conclusa nell’aula del Senato la discussione generale sul Documento di finanza pubblica 2026. Sono tre le risoluzioni presentate: quella unitaria del centrosinistra, quella di Azione e la terza firmata dalla maggioranza. Il governo ha accolto la risoluzione di centrodestra mentre ha espresso parere contrario sulle altre due. Nella risoluzione presentata al Senato, il centrodestra sostiene in tutto e per tutto le richieste dell’esecutivo di “sforamento” del Patto di stabilità con un possibile scostamento di bilancio e si impegna il Governo ”a rispettare il percorso di spesa netta programmatica indicato nel Piano e previsto nelle raccomandazioni del Consiglio del gennaio 2025, attivando interlocuzioni presso l’Unione Europea volte al riconoscimento dell’eccezionalità della situazione in vista di una possibile attivazione delle clausole di salvaguardia, nell’ottica di intraprendere ogni più opportuna azione per tutelare le necessità del tessuto economico nazionale ed europeo”. Più che la guerra, ha fatto capire Giorgetti, poterono i bonus edilizi grillini… Ma il M5S, in aula, organizza una sceneggiata distribuendo fotocopie di emendamenti sui bonus firmati dalla destra mai approvati. Non c’è traccia di complicità della destra sul buco grillino, questa è la realtà.
Il centrodestra mette nero su bianco la necessità di fonteggiare gli “eventi bellici sviluppatisi a partire dal 28 febbraio scorso che hanno determinato una situazione economica caratterizzata da un rilevante impatto asimmetrico sui costi energetici, in conseguenza di fattori chiaramente al di fuori del controllo degli Stati dell’Unione, suscettibili di motivare il ricorso alle clausole di salvaguardia previste dal nuovo assetto della governance economica”.
Dfp, la relazione di Giorgetti e le accuse sul bonus edilizio
Serve un “principio di realismo” per capire i dati oggettivi del Paese e “non per scaricare su altri”, come il fatto che si sia rinunciato al nucleare o l’alto debito. Così il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti alla Camera nelle repliche durante il dibattito sul Dfp, dicendo di invidiare l’ampio margine di bilancio dei tedeschi. “Chi ignora questo dato ignora la realtà”, afferma il ministro. “Un Paese indebitato non è totalmente libero, dato che non si può ignorare o la sostenibilità del debito diventerà un vero, grosso problema”, sottolinea.
Poco prima, interpellato dai cronisti nel Transatlantico sui contenuti della risoluzione della maggioranza sul Dfp, aveva ribadito: su un eventuale richiesta di scostamento “decide il Parlamento“. Nel testo, ha fatto presente il ministro, si chiede “di usare gli strumenti previsti dalla governance europea”, tra i quali rientrano, ha ricordato, “gli articoli 25 e 26”. Poi ha attaccato le follie grilline. “Sulla stime del deficit 2025 al 3,1% abbiamo sbagliato? Diciamo che non abbiamo la sfera di cristallo. Me ne dispiaccio ma non ne faccio un cruccio non risolvibile”, ha detto durante il dibattito. “A settembre abbiamo stimato un indebitamento del 3%” che poi “sarebbe servito a negoziare con l’Ue” ma “siamo arrivati al 3,07% – e non vado a sindacare con la Corte dei Conti che ha strumenti migliori dei nostri – ma l’andamento dei bonus edili nei mesi fino settembre- ottobre era assolutamente nella normalità, il problema è che che dopo la chiusura del 2025 abbiamo riscontrato un dato anomalo di domande che hanno portato questo dato sopra le previsioni di settembre”, ha spiegato Giorgetti. “Noi dobbiamo scrivere delle previsioni che sono realistiche e quello che abbiamo scritto oggi e che presentiamo al Parlamento sul pil, non è un pil gonfiato per darci possibilità di spendere o fare cose elettorali”, ha affermato ancora aggiungendo: “Abbiamo semplicemente scritto che il pil che certifica oggi l’Istat è già acquisito per lo 0,5% quindi, se non succede niente nei prossimi tre trimestri e se non si va in recessione, quello è un dato acquisito che in qualche modo fa riferimento a quello utilizzato per il calcolo dei nostri conti e delle nostre previsioni”. Quanto a un nuovo intervento sulle accise sui carburanti, ha detto: “Questo pomeriggio”. Alle 16 è previsto il consiglio dei ministri.
Il sostegno di Fratelli d’Italia
“Questo Documento ci consegna una verità che qualcuno fatica ad accettare: l’Italia, in mezzo a guerre, crisi energetica e mercati nervosi, non ha perso la rotta. Ha scelto la via più difficile: la serietà. Oggi non siamo più il problema d’Europa. Parliamo con voce più ferma perché abbiamo ricostruito credibilità. E la credibilità non si compra a debito, si guadagna con scelte impopolari: prudenza e decisione insieme, protezione sociale e conti in ordine. Questa è la cifra di questo Governo: governare dentro il vincolo per riconquistare spazio di libertà nazionale. Perché un Paese indebitato non è libero, è ricattabile. Noi rivendichiamo una linea chiara: proteggere senza dissipare, sostenere senza sfasciare i conti, fare politica sociale senza trasformare ogni difficoltà in nuova spesa fuori controllo. È questa la differenza tra governare e inseguire il consenso facile. Quello che continuano a fare le opposizioni: sciacallaggio in una delle fasi più difficili del nostro Paese. Il Documento rimette la realtà al centro. E la realtà, in politica, è spesso l’atto più scomodo, ma anche il più necessario. Per questo il nostro giudizio è convintamente positivo. Perché qui non c’è solo una fotografia dei conti pubblici: c’è l’idea di un’Italia che non arretra, non si lamenta, non vive di debito e propaganda, ma torna a camminare con passo serio, credibile e adulto”, ha detto in aula la deputata di Fdi Letizia Giorgianni nella discussione sul Dfp.
“Il dato certo che emerge da questo documento è che il deficit è sceso, il saldo primario è migliorato, la spesa netta è in linea con gli obiettivi europei, gli investimenti pubblici sono ai massimi e la traiettoria del debito torna gradualmente a scendere. E questo nonostante gli shock energetici, le guerre, i dazi, l’incertezza globale e il rallentamento della domanda estera. Nonostante tutto ciò, il sistema tiene: tiene l’occupazione, tengono le entrate, tengono i consumi e i servizi, tiene la fiducia dei mercati”, sono state le parole di Ylenia Lucaselli, deputata di Fdi, intervenendo in Aula durante le dichiarazioni di voto sul Dfp.
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