Contropiede
Giorgia Meloni, il Papa e il sonno della ragione a Washington
+ Seguici su Google DiscoverGiorgia Meloni ha chiuso la partita del derby popolare sulla giustizia che è ormai dietro le spalle: si è liberata della “fata morgana” post-referendaria e ha riaperto la partita politica, che sarà lunga e combattuta. Ha valutato gli effetti della solidarietà a Leone XIV, scontata per la sua pubblica e intima “psychè”, ma forse inaspettata per gli avversari. Deve “ringraziare” Donald Trump che le ha fatto un inconsapevole assist, il quale sarà segnato nei libri di storia: il doppio attacco di un presidente americano, senza precedenti che si ricordino nell’evo moderno e contemporaneo, al capo della Chiesa “catholica” e al primo ministro del Paese che “ospita” la “sancta sedes”; alla quale Chiesa, essendo universale, ma pure “romana”, l’Italia, con le sue istituzioni, è legata da vincoli storici, morali, pattizi: politici; che sono infrangibili, quanto l’amicizia con gli Stati Uniti d’America, ma molto più delle affinità – minori di quanto si creda sulla “rive gauche” – con la irriconoscibile e irriconoscente “destra” d’oltreoceano.
È un immaginario simbolico, millenario, incomprensibile per la testa e la visione del mondo, poco incline all’immateriale invisibile, di questo inquilino della Casa Bianca; spero lo sia un po’ di più per la sua costituency ideologica a cui aveva promesso tutt’altre politiche e posture globali e per (l’esibito) spirito cattolico di J.D. Vance e Marco Rubio: questa disorientata “rive droite atlantica” alla guida della più grande democrazia del pianeta, oggi fa i conti, presenti e futuri, con la doppia saldezza irenica comunicata dal Papa e dalla premier italiana: il “non ho paura” dichiarato dal primo si fonde con le “parole inaccettabili” rimproverate all’ “amico americano” dall’altra; le quali, dopo lo stop del governo all’uso incondizionato delle basi aeree, hanno destato nel nostro Paese un corale interesse nazionale, a cui per una volta concorre l’area maggioritaria delle opposizioni: al netto delle pose irragionevoli di Renzi e Conte, esse danno un segnale di maturità e di condivisione che è corretto riconoscere e apprezzare. Servirà questo “logos” forte e inclusivo a risvegliare dal sonno della ragione una Washington indifendibile dagli attacchi che ogni giorno sferra a sé stessa ?
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Cronaca - di Redazione