Per le stragi del '93
Dell’Utri e la moglie a processo per i 42 milioni ricevuti da Berlusconi: il Cavaliere sotto inchiesta anche da morto
Ancora un teorema giudiziario nonostante la Cassazione si sia espressa più volte sul tema. I legali smentiscono ogni addebito
La giudice per l’udienza preliminare di Milano Giulia Marozzi ha mandato a processo l’ex senatore di Fi, Marcello Dell’Utri, e la moglie Miranda Ratti per le presunte donazioni (una parte prescritta) pari a circa 42 milioni di euro, in otto bonifici, ricevute da Silvio Berlusconi. La prima udienza si terrà, davanti alla seconda sezione penale del Tribunale, il prossimo 9 luglio.
L’inchiesta trasferita da Firenze a Milano per competenza territoriale- in base a una eccezione sollevata dalla difesa, gli avvocati Francesco Centonze e Filippo Dinacci – è stata coordinata dal pm della Dda Pasquale Adesso e il procuratore capo Marcello Viola. Secondo la Procura di Firenze, quei soldi donati dal fondatore di Forza Italia all’ex manager di Publitalia sarebbero serviti per garantirgli l’impunità davanti ai magistrati sul suo presunto coinvolgimento nelle stragi del 1993.
I legali dell’ex parlamentare siciliano: “Solo fumo”
“La medesima vicenda è già stata esaminata, negli stessi termini, da sei diverse autorità giudiziarie, tra cui per due volte la Cassazione, che hanno escluso la realizzazione di trasferimenti fraudolenti di somme di denaro da parte di Ratti e Dell’Utri. Confidiamo di dimostrare l’assenza di responsabilità dei nostri assistiti anche nel presente procedimento“. Lo affermano in una nota, con riferimento al rinvio a giudizio deciso dalla Gup di Milano Giulia Marozzi, gli avvocati dell’ex senatore di Fi, Marcello Dell’Utri (Francesco Centonze e Filippo Dinacci) e della moglie Miranda Ratti (difensori Tullio Padovani e Lodovica Beduschi).
Berlusconi è ancora “il mostro” da perseguire
A distanza di tre anni dalla sua morte, Silvio Berlusconi continua a essere “il mostro” da perseguire. L’uomo che avrebbe dato fior di milioni a Dell’Utri per non fare emergere il suo coinvolgimento addirittura nelle stragi di mafia del 1993. Non sono bastate le pagine della Cassazione a dire che l’ex presidente del Consiglio non c’entrava nulla con quei fatti. La forza dei teoremi resiste a tutto.