Imbarazzo a Bruxelles
Sanzioni a Mosca, ma l’Ue compra ancora energia russa: 2,3 miliardi a maggio
Mentre l’Unione Europea continua a sostenere militarmente l’Ucraina e a varare nuovi pacchetti di sanzioni contro Mosca, nel solo mese di maggio i Paesi membri hanno acquistato combustibili fossili russi per 2,3 miliardi di euro. A rivelarlo è l’ultimo rapporto del Center for Research on Energy and Clean Air (CREA), che fotografa il persistente legame energetico tra Bruxelles e il Cremlino.
Secondo l’ultima analisi del CREA, nel mese di maggio 2026 i Paesi dell’Unione europea hanno acquistato combustibili fossili russi per circa 2,3 miliardi di euro. Una cifra che rappresenta quasi il 12% dei ricavi ottenuti da Mosca dai suoi cinque principali clienti energetici.
Il cortocircuito delle sanzioni europee
Il dato rischia di alimentare nuove polemiche sull’efficacia della strategia europea adottata dall’inizio della guerra in Ucraina. Da oltre quattro anni Bruxelles annuncia pacchetti di sanzioni, limiti alle importazioni e misure per ridurre la dipendenza energetica dalla Russia. Eppure il mercato continua a raccontare una storia diversa. A maggio, l’Unione europea è stata il quarto maggiore acquirente mondiale di combustibili fossili russi, confermandosi uno dei principali canali di entrata per le casse del Cremlino.
Ungheria e Slovacchia in testa
I maggiori importatori europei restano Ungheria e Slovacchia. Budapest ha acquistato petrolio e gas russi per 674 milioni di euro, mentre Bratislava ha importato energia per circa 497 milioni di euro. Entrambi i Paesi continuano a ricevere forniture attraverso il sistema Druzhba, uno dei principali collegamenti energetici tra Russia ed Europa. Una scelta che i governi dell’Europa centrale giustificano con esigenze economiche e di sicurezza energetica, ma che continua a provocare tensioni con le istituzioni europee.

La Spagna raddoppia il gas russo
Ma a creare imbarazzo (anche all’interno dell’internazionale socialista di cui fa parte anche il Pd di Elly Schlein) è soprattutto il caso della Spagna di Sanchez. Secondo il rapporto CREA, il governo di Madrid ha raddoppiato le importazioni di gas naturale liquefatto proveniente dalla Russia, contribuendo in maniera decisiva all’aumento complessivo degli acquisti europei. Il dato appare particolarmente significativo perché arriva poche settimane dopo l’entrata in vigore delle nuove restrizioni europee sui contratti a breve termine per il Gnl russo. Nonostante il divieto, le importazioni complessive dell’Ue sono aumentate del 4% rispetto al mese precedente.
Petrolio russo nell’Ue attraverso Paesi terzi
Il rapporto evidenzia anche un’altra falla nel sistema sanzionatorio europeo. A maggio, dieci spedizioni di prodotti petroliferi ottenuti dalla lavorazione di greggio russo sono arrivate nei porti dell’Unione Europea attraverso raffinerie situate in Turchia e Georgia. Tra i destinatari figurano anche diversi Paesi membri. Una situazione che riapre il dibattito sulla reale capacità di Bruxelles di controllare le filiere energetiche e impedire l’ingresso di prodotti legati al petrolio russo.
L’UE rimane inoltre il maggior acquirente di GNL russo, rappresentando quasi la metà (49%) del totale delle esportazioni russe di GNL, seguita dalla Cina (23%) e dal Giappone (18%). L’UE è il maggiore acquirente, acquistando il 32% delle esportazioni russe di gas tramite gasdotto, seguita dalla Cina (30%) e dalla Turchia (30%).
Il paradosso dell’Europa: armi a Kiev, bonifici a Mosca
I numeri del CREA mostrano ancora una volta la distanza tra gli annunci politici e la realtà economica. Mentre le istituzioni europee continuano a presentare le sanzioni come uno strumento decisivo per colpire l’economia russa, il mercato energetico dimostra quanto sia difficile per il continente rinunciare completamente alle forniture provenienti da Mosca. E così, mentre a Bruxelles si moltiplicano le dichiarazioni contro Putin, miliardi di euro continuano a fluire verso la Russia attraverso l’acquisto di gas e petrolio. Un paradosso che rischia di indebolire la credibilità della strategia europea e di alimentare nuove divisioni all’interno dell’Unione.