Transizione 5.0
Energia e imprese, il monito di Urso all’Europa: «Basta discussioni, è il momento delle decisioni»
La Transizione 5.0 sarà operativa entro maggio, con 9,8 miliardi disponibili fino al 2028. Il ministro chiede alla Ue misure straordinarie contro gli effetti della crisi iraniana
«Non servono pannicelli caldi, ma interventi radicali». È il passaggio con cui Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, sintetizza al Messaggero la linea del governo davanti ai rischi economici legati alla crisi iraniana e allo stallo nello Stretto di Hormuz.
Il timore, spiega, è che un blocco prolungato della navigazione possa produrre effetti pesanti su crescita e prezzi, anche se l’inflazione al momento resta sotto controllo. Per questo l’esecutivo ha chiesto alla Commissione europea la sospensione del Patto di stabilità, così da consentire ai singoli Stati di intervenire con margini adeguati, a partire dal dossier energia.
Transizione 5.0 verso il via
Sul fronte industriale, Urso conferma che il nuovo Piano Transizione 5.0 è vicino alla partenza. Il decreto attuativo, dopo il passaggio al ministero dell’Economia e le modifiche rese necessarie dall’eliminazione del vincolo “Made in Europe”, sarà inviato alla Corte dei Conti. L’obiettivo resta chiudere l’iter entro poche settimane: «Entro fine maggio il Piano sarà esecutivo».
La dote complessiva sale a 9,8 miliardi, utilizzabili fino a settembre 2028. Una scelta che il ministro collega ai risultati ottenuti dal precedente schema di incentivi: «Oltre 4,25 miliardi in pochi mesi e nonostante i vincoli imposti dalla Commissione europea. Ne hanno usufruito quasi ventimila imprese, per un ammontare complessivo di quasi 10 miliardi di investimenti generati. Mai accaduto prima. Se a questo aggiungiamo i 6,4 miliardi di Transizione 4.0, giungiamo a oltre dieci miliardi di incentivi in soli due anni, il biennio 2024-2025, sulla duplice sfida dell’innovazione digitale e di quella green».
Tecnologia, energia e competitività
«Uno strumento di grande successo, di cui oggi si comprende ancor più l’esigenza», afferma il ministro. Il nuovo meccanismo punta infatti a sostenere insieme digitalizzazione e sostenibilità. Gli incentivi riguarderanno investimenti in tecnologie avanzate, intelligenza artificiale, cloud, efficientamento energetico e autoconsumo industriale. «Il primo impatto sarà sull’energia, è quella la linea del fronte», dichiara Urso. L’obiettivo è proprio ridurre l’esposizione delle imprese al caro energia e rafforzare l’autonomia produttiva.
Il titolare del dicastero guarda anche oltre: «Siamo consapevoli che occorre agire in modo sistemico, strutturale, per rendere più competitiva la nostra Europa anche sul piano dell’autonomia strategica. Dobbiamo agire insieme in direzione della crescita, con più risorse e meno ostacoli». «In sede nazionale, per incentivare consumi e investimenti; in sede europea, liberando le imprese dai “dazi interni” che pesano. Basta discussioni, è il momento delle decisioni», aggiunge.
Infine, il monito: «Basta discussioni, è il momento delle decisioni».
Stati Uniti, Made in Italy e tensioni politiche
«Non basta condannare ogni forma di violenza: occorre contrastare ogni fanatismo e non dare spazio a chi alimenta l’odio politico». Il ministro interviene anche sui rapporti con Washington, escludendo che le frizioni recenti abbiano indebolito l’attrattività italiana. Ricorda che, «lo scorso anno, malgrado i dazi, le esportazioni italiane negli Stati Uniti sono cresciute del 7,2%: la migliore performance tra i Paesi Ue». Il fatto è che «i consumatori americani non vogliono rinunciare al “bello e ben fatto” dell’eccellenza italiana».
«E, peraltro, sono cresciuti anche gli investimenti americani in Italia, soprattutto nei comparti a più alta tecnologia. L’Italia appare più affidabile e i suoi prodotti sono sempre più attrattivi». Come fa notare il ministro: «Abbiamo scalato sette posizioni in tre anni nell’indice di attrattività globale, dal 23° al 16° posto».