Dal suo ultimo libro
Calenda rivela la strigliata di Obama a Renzi: “Chiamò Matteo per correggerlo sulle sanzioni a Putin”
+ Seguici su Google DiscoverSi intitola “Difendere la libertà. L’ora dell’Europa”, edito da Piemme ed è il libro firmato da Carlo Calenda. Il segretario di Azione effettua un’appassionata disamina in cui si susseguono analisi politiche e geopolitiche, oltre che riflessioni spesso correlate ad episodi vissuti in prima persona durante il suo incarico da ministro dello sviluppo economico durante il governo Renzi e poi Gentiloni.
Riflessioni dell’autore correlate anche a fatti indicativi, avvenuti e vissuti da Calenda in prima persona quando fu ministro dello Sviluppo economico, esecutivo Renzi, che diventano spunti per il lettore per interpretare in modo critico l’Italia nella complessità dello scacchiere internazionale.
La dura telefonata di Obama a Renzi
Tra i retroscena più sapidi, Calenda rivela del “primo tentativo di bloccare il rinnovo delle sanzioni (contro la Russia – ndr) in sede europea alla riunione dei rappresentanti a Bruxelles” che “finì in un nulla dopo una telefonata dura da parte del presidente Barack Obama a Renzi. La Russia però capì subito che l’Italia era terreno fertile per spezzare il fronte europeo e ci invitò come Paese ospite d’onore all’annuale fiera di San Pietroburgo. Invito che accogliemmo prontamente”.
“L’impressione fu di una intollerabile arroganza che sconfinava nel malcelato disprezzo verso di noi – prosegue – Per Putin eravamo chiaramente solo un mezzo per mettere in difficoltà l’Europa”.
Un’Europa malvista, secondo il leader di Azione, anche dal presidente degli Usa Donald Trump, che “è un asset di Putin da molti anni. E’ un agente del caos. Come ha giustamente osservato Robert Kagan ‘la potenza degli Stati Uniti che ha sorretto l’ordine mondiale negli ultimi ottant’anni viene ora utilizzata per distruggerlo'”.
La versione di Renzi al Corriere della Sera: con Obama mi negavo al telefono
Matteo Renzi ha descritto i suoi rapporti con Obama in una versione più aggressiva e con una condizione di minore sudditanza rispetto a quanto raccontato da Calenda.
«Nel settembre 2014 – ha raccontato l’ex premier al Corriere della Sera – quando l’Italia non venne coinvolta nella stesura di un comunicato degli Stati Uniti e dei Paesi europei del G7, io per tutta risposta bloccai una conferenza stampa della Casa Bianca che era stata già annunciata. Bisognava esprimere la posizione comune in ambito Nato su una questione che riguardava le relazioni tra Russia e Ucraina. Solo che l’Italia non fu coinvolta nella stesura del documento. Avvisai allora privatamente che non avrei firmato».
Calenda smonta la narrazione di Renzi dialettico con Obama
«Poi – ha raccontato Renzi – per sei ore non mi feci trovare. A Washington chiamavano con insistenza e quando decisi di rispondere ebbi una litigata epocale con Obama. Lui era furioso», ha aggiunto l’ex premier italiano.
Renzi ha detto che all’allora presidente Usa replicò a tono. «Politicamente sarò pure un obamiano ma pretendo per il mio Paese lo stesso trattamento riservato a Gran Bretagna, Francia e Germania. Mi ero stufato. Dissi a Obama: ‘Firmo questo comunicato se mi dai la certezza che d’ora in poi non succederà più’. Non accadde più, ma la discussione era stata molto accesa. E qualche giorno dopo», conclude, arrivò la chiamata di Biden. Insomma, Renzi preferisce narrarsi come un interlocutore poco accomodante con la Casa Bianca. La versione esattamente opposta a quella fornita dal suo ex amico Calenda.
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