L'inchiesta della Procura
Caccia ai calciatori coinvolti nello scandalo escort: sono almeno 50 e giocano in 5 squadre di serie A
Usavano la droga del palloncino che non viene rilevata nei controlli antidoping. Gli atleti non rischiano nulla penalmente
+ Seguici su Google DiscoverUn’organizzazione in stile aziendale garantiva a una cinquantina di calciatori delle squadre di serie A, sia di Inter e Milan che delle squadre in trasferta a Milano, tra cui la Juventus, ma anche di Sassuolo e Verona un rilassante dopopartita tutto compreso che cominciava nei locali più trendy della movida e, per chi lo voleva, ed erano in molti, si protraeva in compagnia di una giovanissima escort nel soffice letto matrimoniale di una camera d’albergo dopo aver inalato, in qualche caso, un gas esilarante dall’effetto inebriante che ha il non trascurabile pregio per un atleta di non essere rilevato dai controlli antidoping. I quattro manager dell’organizzazione, che sono stati in grado di incassare così più di un milione di euro, sono finiti agli arresti domiciliari per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione e altri reati.
Le indagini
Le indagini, coordinate dalla procuratrice aggiunta Bruna Albertini e sviluppate dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Milano, “hanno consentito di acquisire un numero considerevole di elementi di prova nei confronti degli indagati, che avrebbero agito in concorso con altri partecipi dell’associazione, tra cui escort e addetti alle pubbliche relazioni”.
Si parla di un giro d’affari superiore a 1,2 milioni. Il numero di personaggi famosi coinvolti sarebbe consistente. Nel provvedimento del Gip di Milano i nomi dei clienti, almeno cinquanta, tra cui non solo calciatori ma anche altri sportivi (“C’è un mio amico, pilota di Formula 1… che viene qua a Milano stasera, vuole una tipa” riporta un’intercettazione), sono stati coperti da omissis.
Usata la droga del palloncino
Nel corso delle serate, a quanto risulta agli atti sarebbe stato fatto anche uso di gas esilarante, la cosiddetta “droga del palloncino”, una sostanza chimica che rende euforici senza lasciare traccia e – per questo motivo – non viene classificata come dopante. Gli sportivi, quindi, potevano farne uso dal momento che non sarebbe stata rilevata in caso di controlli. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Milano, ha portato all’arresto di quattro persone, ritenute i vertici dell’associazione. Le accuse a loro carico sono molto gravi: favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, a cui si aggiunge l’autoriciclaggio dei proventi derivanti dall’attività illegale. I calciatori coinvolti non rischiano nulla penalmente.
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