Un secolo di mutamenti
Boom di libri, ma gli italiani non leggono: il paradosso nei dati Istat
In cento anni l'Italia ha trasformato radicalmente il proprio volto culturale e sportivo. Boom di musei e aree archeologiche statali, passati da 110 nel 1929 a 453 nel 2024
+ Seguici su Google DiscoverIn cento anni l’Italia ha trasformato radicalmente il proprio volto culturale e sportivo. Se la produzione di libri è esplosa, crescendo di oltre 13 volte tra il 1926 e il 2024 (da 6.300 a oltre 83mila titoli), l’abitudine alla lettura fatica a decollare, posizionando l’Italia agli ultimi posti in Europa. È quanto emerge dal report Istat “Tra cultura e svago: un viaggio lungo un secolo”, che scatta una fotografia dei consumi culturali degli italiani dal primo dopoguerra a oggi.
Ampia offerta, pochi lettori
Nonostante l’ampia offerta editoriale e la crescita dei formati digitali (gli e-book rappresentano l’11,1% del totale nel 2025), la quota di lettori è ferma intorno al 40% della popolazione. Un dato preoccupante arriva dal confronto Ue: nel 2022, i lettori italiani dai 16 anni in su erano appena il 35%, dato che colloca il Paese in terz’ultima posizione nell’Unione Europea, lontano dai livelli di Francia (61%) e Spagna (55%), e distanziato di ben 35 punti dai Paesi nordici. Permane inoltre un forte divario di genere, con le donne che leggono significativamente più degli uomini, e un gap di istruzione: tra chi ha un titolo alto e chi uno basso la differenza nella lettura supera i 50 punti percentuali.
Boom di musei
Di segno opposto il trend per i musei e le aree archeologiche statali, passati da 110 nel 1929 a 453 nel 2024. Il numero di visitatori è letteralmente decollato, passando da 2,8 a quasi 61 milioni, con un incremento di 20 milioni solo nell’ultimo decennio. Per quanto riguarda i media, il 2025 conferma il sorpasso del digitale: mentre i lettori di quotidiani cartacei sono crollati al 26% (erano il 64,6% nel 1994), gli utenti regolari di Internet hanno raggiunto l’80% della popolazione. La televisione, che nel 1993 raggiungeva il 96% degli italiani, vede oggi i suoi spettatori regolari scendere sotto il 70% a favore dello streaming e dell’on-demand.
Più attenzione alla cura del corpo
Cresce sensibilmente l’attenzione alla cura del corpo. I praticanti sportivi continuativi sono passati dal 2,6% del 1959 al 30,3% del 2025. Sebbene le differenze di genere si siano ridotte nel tempo, restano marcati i divari territoriali (11 punti di distacco tra Centro-Nord e Mezzogiorno) e soprattutto socio-culturali: pratica sport in modo continuativo il 42,5% dei laureati contro appena il 12% di chi ha bassi livelli di istruzione. Infine, lo spettacolo dal vivo mostra segni di ripresa superando nel 2024 gli 800 biglietti venduti per 1.000 abitanti, mentre il cinema, pur restando l’attività fuori casa più diffusa (praticata dal 48,2% della popolazione), recupera solo parzialmente dopo la crisi pandemica, scontando la forte concorrenza della visione domestica.
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