Bufera a Padova
Arbitro chiede il permesso di soggiorno a due calciatori immigrati. Linciato: “E’ razzismo!”
La richiesta è arrivata prima del match, come prassi, durante il controllo dei documenti dei calciatori. Ma su quella domanda di un arbitro a due immigrati in divisa per scendere in campo, “avete il permesso di soggiorno?”, si è scatenata una polemica politica, con accuse di razzismo al direttore di gara da parte della squadra ospite, il “San Precario“, che nella propria “mission” sportiva ha proprio la lotta alle discriminazioni. La vicenda è stata raccontata sul “Gazzettino di Padova” con coda polemica che coinvolge la Figc.
L’arbitro e le accuse di razzismo
Ma cosa è accaduto domenica scorsa? Su un campo nel Padovano si affrontavano la squadra locale, San Fidenzio Polverara e il San Precario, nella tredicesima giornata del campionato di Seconda Categoria del girone M, partita vinta dalla prima per 3 a 2. Al momento del riconoscimento dei giocatori l’arbitro avrebbe chiesto al dirigente della squadra ospite di mostrargli il permesso di soggiorno dei due giocatori extracomunitari.
La squadra del San Precario, nata nel 2007, ai tempi di “Calciopoli”, ha fatto dell’impegno contro il razzismo uno dei propri impegni. Infatti il suo motto è: “Chi ama lo sport odia il razzismo”. Qualche anno fa ha vinto una battaglia legale ottenendo che l’iscrizione alla Figc dei calciatori avesse una durata coincidente con la validità del permesso di soggiorno. Ecco perché l’ha buttata immediatamente sul tema della discriminazione. “Un episodio al limite dell’assurdo – ha detto il presidente del San Precario, Roberto Mastellaro -. Non so se l’arbitro abbia sbagliato per una sua leggerezza o dove volesse arrivare. Ma l’abbiamo trovato discriminatorio: in 18 anni non mi era mai capitato. In rosa abbiamo anche un altro extracomunitario dal doppio passaporto inglese e slovacco, ma per lui, al contrario dei due ragazzi neri, non è stato chiesto nulla”. La vicenda è stata confermata anche dai dirigenti della squadra di casa: “la richiesta dell’arbitro – ha aggiunto Daniele Trivellato, segretario del Polverara San Fidenzio – mi è sembrata davvero strana”. Nel frattempo sono stati informati i dirigenti federali che si sono riservati di svolgere un approfondimento. La tesi del “San Precario” è che l’arbitro non sia un ufficiale giudiziario e debba limitarsi a verificare il documento d’identità, il tesserino federale, la conoscenza diretta da parte dell’arbitro e la foto del tesserato autenticata dal Comune.
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