Testimoni del tempo
“Almerigo Grilz: il primo reportage”: il libro che racconta il passaggio da militante a giornalista di razza
Nel volume Guido Giraudo raccoglie materiale ormai pressoché introvabile e di altissimo valore documentario: le cronache dal Libano che Grilz realizzò tra l'agosto e il settembre del 1982 insieme a Fausto Biloslavo e che rappresentarono un passaggio professionale cruciale per i due giovani giornalisti
Guido Giraudo, che ha condiviso con Almerigo Grilz un lungo tratto del suo percorso militante e giornalistico, consegna ai lettori diversi importanti contributi utilissimi per ricostruire e far conoscere la figura di un uomo che è stato non solo un professionista conosciuto e rispettato in tutto il mondo (tranne che in Italia… ma del resto si sa: “nemo profeta in patria”), ma anche una persona di grande valore sotto tutti i punti di vista.
Il reporter “illustratore”
Nel suo C’è del marcio a Bologna (Passaggio al bosco, 2024), in cui Giraudo ripercorre quel che accade anche a lui personalmente dopo la strage del 2 agosto 1980, ricorda che Grilz «aveva una grande passione per il giornalismo e per il disegno» e che durante un periodo trascorso insieme, i due passarono molte ore a lavorare «uno di fronte all’altro: io con la macchina da scrivere a redigere articoli e lui con la penna a disegnare o a scrivere appunti sui suoi mitici taccuini». Le illustrazioni di Grilz ai pezzi di Giraudo, pubblicate sul Candido, fanno parte di un racconto per immagini che merita di essere letto, perché restituisce con grande impatto una parte delle abilità di Almerigo.
“Almerigo Grilz. Il primo reportage” di Guido Giraudo
Sempre Giraudo ha curato, per Idrovolante edizioni, un contributo di notevole peso per comprendere la professionalità con cui il giornalista triestino si approcciava a quello che considerava non solo un lavoro, ma una vera e propria missione in difesa della verità. In Almerigo Grilz. Il primo reportage (2025) sono raccolti gli articoli che scrisse tra l’agosto e il settembre 1982 quando, insieme a Fausto Biloslavo, si recò in Libano per documentare la cacciata dei palestinesi dalla Terra dei cedri a seguito dell’invasione israeliana.
I due, racconta Giraudo, erano partiti con in tasca un tesserino che li qualificava come reporter del settimanale Candido Nuovo. Ed erano tornati a Milano con materiale giornalistico di prim’ordine. Poco dopo il loro viaggio, appresero dell’omicidio del presidente libanese Beshir Gemayel, con cui avevano realizzato un’intervista esclusiva. «Quella fu la molla che li spinse a contattare, per la prima volta, le redazioni dei grandi periodici nazionali, offrendo immagini, articoli e interviste uniche».
L’ingresso nella grande informazione
Era l’ingresso nella grande informazione, che però non impedì ai due di realizzare anche diversi articoli esclusivi per il Candido Nuovo, settimanale fondato da Giovanni Guareschi sul quale già da tempo Grilz firmava pezzi dedicati sia al Libano, sia alle vicende politiche triestine, non facendo mancare, essendo lui come già sottolineato bravissimo anche nel disegno, una serie di vignette.
Non solo le cronache dal Libano
Almerigo Grilz. Il primo reportage ripropone il materiale realizzato da Almerigo in quel periodo (non solo il primo reportage, ma anche approfondimenti sulla Spagna, su Trieste e sull’Italia del tempo) e restituisce certamente una precisa testimonianza della sua competenza ed intuito giornalistico. Non solo: è anche una rappresentanza della vita di Grilz e della scelta che lo ha portato a diventare reporter di guerra. Scelta che maturerà in pieno nel periodo successivo con la fondazione, insieme a Fausto Biloslavo e Gian Micalessin, dell’Albatross Press Agency.
Il professionista oltre il militante
Scrive Pietro Comelli nella prefazione che dal libro curato da Giraudo, con riferimento ai primi viaggi di Almerigo, emerge il fatto che proprio in quelle occasioni il reporter triestino «assume la consapevolezza di avere delle qualità rispetto a molti altri colleghi che lavoravano in televisioni e giornali importanti. Lo dimostrano i suoi taccuini (che diventano ben presto dei veri reportage sul campo), la capacità di parlare più lingue» e, quanto al Libano, «la conoscenza e contezza del Paese che racconta, compresa la descrizione di tutti gli aspetti militari delle parti scese in conflitto». Tutti elementi che dimostrano, a dispetto dei suoi detrattori che ancora oggi continuano ad accusarlo di essere di parte, quanto al contrario sia stato sì coerente con sé stesso e le sue idee, ma anche professionalmente oggettivo.
Un altro tassello per capire chi era davvero Almerigo Grilz
Il volume, inoltre, rappresenta anche «un altro tassello della vita di Almerigo Grilz: il percorso di un uomo e il suo passaggio graduale dalla politica al giornalismo. Agli inizi con giornali d’area e pochi mezzi, cui sarebbero seguiti i reportage in prima linea». Fino al 19 maggio 1987, quando verrà colpito alla testa mentre stava documentando la guerra civile che insanguinava il Mozambico.
(Foto dalla pagina facebook del Premio giornalistico Almerigo Grilz)
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