Coi soldi del boss
Scacco alla mafia: i 200 milioni di Messina Denaro finiranno nella sicurezza degli italiani. L’annuncio di Meloni
Dodici chili d’oro, resort di lusso, società offshore, azioni di banche estere, decine di immobili e milioni nascosti nei paradisi fiscali. Il gigantesco patrimonio riconducibile a Matteo Messina Denaro non rappresentava soltanto la potenza economica di Cosa Nostra, ma anche la capacità della mafia di infiltrarsi nei circuiti finanziari internazionali e trasformare il denaro del narcotraffico in ricchezza apparentemente pulita.
Ora però quello stesso tesoro sequestrato dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e dalla Guardia di Finanza potrebbe trasformarsi in risorse concrete per la sicurezza degli italiani. È questo il messaggio politico lanciato dal governo dopo il maxi sequestro da oltre 200 milioni di euro disposto nell’ambito dell’inchiesta internazionale sui capitali del boss di Castelvetrano.
Palazzo Chigi ha parlato apertamente di “ennesimo duro colpo assestato alla mafia durante il governo Meloni”, sottolineando come le somme recuperate verranno destinate al rafforzamento della sicurezza pubblica, a partire dalle stazioni ferroviarie e dai presìdi delle forze dell’ordine sul territorio.
Meloni: la lotta alla mafia resta una priorità del governo
“Grazie a un’operazione della Guardia di Finanza è stato sequestrato alla mafia un patrimonio superiore ai 200 milioni di euro”, ha scritto Giorgia Meloni su X. “Un colpo pesante alla criminalità organizzata che dimostra ancora una volta quanto la lotta alla mafia sia e resti una priorità di questo governo”.
L’indagine, coordinata dalla Dda di Palermo, ha ricostruito quarant’anni di traffici internazionali di droga, riciclaggio e investimenti occulti. Gli investigatori hanno seguito i flussi di denaro tra Andorra, Spagna, Principato di Monaco, Gibilterra, Libano, Lussemburgo e Isole Cayman, portando alla luce una rete impressionante di conti offshore, holding e società schermo.
I duecento milioni sequestrati a Messina Denaro una piccola parte del suo patrimonio
Ma per i magistrati si tratta soltanto di una parte dell’enorme patrimonio accumulato negli anni dal sistema economico-finanziario vicino a Messina Denaro.
“Non è stato individuato tutto ciò che il clan è riuscito ad accumulare in Italia e all’estero”, ha spiegato il procuratore antimafia Maurizio De Lucia. “Siamo certi che esistano altri importanti capitali”.
Per il governo, tuttavia, il valore dell’operazione non è soltanto giudiziario ma anche simbolico e politico: trasformare i soldi della mafia in strumenti per rafforzare la sicurezza dello Stato.
Il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro ha parlato di “risorse sottratte alla mafia che verranno restituite ai cittadini attraverso investimenti per la sicurezza, il rafforzamento dell’azione delle forze di polizia e dei presìdi di controllo sul territorio, a partire dalle stazioni ferroviarie”.
FdI: “Con noi al governo tempi duri per mafia”
Sulla stessa linea anche la presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo, che ha definito il sequestro “un risultato di straordinaria importanza nel contrasto alla criminalità organizzata e al riciclaggio internazionale”.
Per Fratelli d’Italia è intervenuto anche il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, assicurando che “il governo continuerà a sostenere con forza l’azione di contrasto alle mafie”.
Mentre il senatore Sergio Rastrelli, segretario della Commissione Antimafia, ha sottolineato che “per la mafia sono finalmente arrivati tempi molto difficili”.
Ed è forse proprio questo il messaggio che Palazzo Chigi vuole imprimere all’operazione: colpire Cosa Nostra non soltanto sul piano criminale, ma anche economico, trasformando il denaro accumulato con sangue, droga e riciclaggio in sicurezza e presenza dello Stato sul territorio. Lo Stato c’è e vince.
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