Razzismo antisemita e slogan sulle “camere a gas”: rischiano il processo in 12. C’è anche “Miss Hitler”

28 Lug 2023 16:13 - di Marta Lima

Rischio processo per gli appartenenti al gruppo antisemita Ordine Ario Romano’ smantellato nel giugno del 2021 con l’operazione condotta dai carabinieri del Ros coordinata dalla Procura di Roma. I pm di piazzale Clodio hanno chiuso l’inchiesta sui 12 indagati fra i quali compare anche Francesca Rizzi, la donna che avrebbe vinto nel 2019 il concorso per ‘Miss Hitler’ sul social network russo ‘VK’. Le accuse, contestate dal pm Erminio Amelio e dall’aggiunto Michele Prestipino, sono di associazione a delinquere finalizzata alla propaganda e all’istigazione per motivi di discriminazione etnica e religiosa. I militanti, di età compresa tra i 26 e i 62 anni, pubblicavano sui social network contenuti razzisti e antisemiti e risiedevano in varie regioni italiane: 6 nel Lazio, di cui 4 tra Roma e provincia, uno a Latina e uno a Frosinone, tre in Sardegna, uno in Calabria, uno in Abruzzo e uno in Lombardia. In seguito all’indagine, il gip di Roma aveva disposto per tutti l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Razzismo e discriminazione, tra le accuse al gruppo di Roma con Miss Hitler

Secondo l’accusa, gli appartenenti al gruppo neonazista utilizzando i social network e un gruppo Whatsapp, propagandavano e incitavano alla discriminazione e alla violenza razziale, xenofoba, etnica, antisemita e religiosa. Tra i messaggi e i post finiti all’attenzione degli inquirenti ce ne sono alcuni in cui si nega la Shoah e le ‘’camere a gas’’, ritenute ‘’la menzogna più grande della storia’’. I militanti del gruppo scrivevano inoltre: ‘’il pericolo ebraico sarà eliminato solo quando gli ebrei di tutto il mondo avranno cessato di esistere’’. L’organizzazione prendeva di mira anche i migranti, con messaggi del tipo ‘’affondare tutte le navi ong nel Mediterraneo e abbattere tutte le chiese, sinagoghe e moschee sarebbe la soluzione di parte dei nostri problemi’’. Ora i 12 indagati rischiano di finire a processo.

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