Crepet: “Mi daranno del fascista, ma dico che chi spara pallini a una prof va bocciato”

23 Giu 2023 9:31 - di Adriana De Conto
Crepet

“A due passi dal delirio”. Paolo Crepet commenta così  la sconcertante promozione col 9 in condotta dei due alunni che spararono pallini alla prof in una scuola di Rovigo. L’insegnante rischiò di perdere un occhio e i ragazzi avevano poi deriso la docente sui social. “Quando avremo la conferma formale della promozione, come del fatto che le sospensioni non sono mai state applicate, saremo pronti ad aggiornare subito il ministro Valditara“: lo  hanno affermato i legali dell’insegnante. Il ministro è poi intervenuto commentando la vicenda e chiedendo una relazione dettagliata alla scuola : “Diseducativo il 9 in condotta ai ragazzi”.

Colpirono la prof con pallini: promossi. Crepet: messaggio di impunità

Lo psichiatra Paolo Crepet che studia da anni il mondo giovanile, soprattutto in relazione ai social non si capacita dello scempio pedagogico messo in atto con una decisione folle. “Siamo a due passi dal delirio. Quel voto è perfido- commenta su Libero– . Il messaggio che si lancia è che tanto tutto è una bravata e come tale resta impunita. Così anche i compagni da questa promozione avranno imparato che ciò che hanno fatto non è nulla di grave. Quindi che si può sparare pallini al volto di una prof senza conseguenze». 

Crepet: “9 in condotta, voto perfido. I due studenti dovevano essere bocciati”

Si tratta di un débacle, di una resa da punto di vista educativo. A chi ipotizza che la promozione dei due studenti possa essere ricondotta a una sorta di ooportunità di crescita e maturazione, replica severo. «Guardi, più che opportunità di crescita si è dato un dolore a quei ragazzi. Da psicanalista dico che sono loro i primi a cercare punizioni, a voler provare i limiti. O, se non altro – spiega Crepet-  con quel comportamento, speravano che qualcuno si arrabbiasse». Spiega il meccanismo psicologico: «È successo a tutti, quando magari i genitori ci davano un orario e noi non lo rispettavamo; quando ci chiudevano la porta noi scoprivamo il limite entro il quale non dovevamo andare. Ciò che manca oggi, insieme all’autorevolezza».

“Perduto il senso del rispetto. ai miei tempo la sospensione era temuta, ora non più”

Quello che andava fatto non è stato fatto, ossia la giusta punizione per questo caso di Rovigo sarebbe stata una sola: «La bocciatura. Ti sei comportato male? Paghi. Non hai studiato e ti interrogano? Capita, ma se non sai nulla prendi 4. È una lezione di vita. Guardate, banalmente, se non si fa così questi ragazzi non avranno mai gli anticorpi per affrontare gli ostacoli della vita». Si sono completamente ribaltati i criteri del rispetto.

Il caso di Abbiategrasso

E il riferimento va dritto dritto anche ai genitori dello studente che è andato a scuola ad Abbiategrasso col coltello ed ha ferito una prof. Papà e mamma hanno avuto la faccia tosta di fare ricorso contro l’istituto. Tuona Crepet, anche in questo caso l’esempio che viene dalla famiglia è pessimo: “Lo fai stare a scuola, ad aiutare la bidella a mettere a posto l’istituto e così gli insegni il rispetto. Ai miei tempi la sospensione era temuta, perché quando tornavi a casa erano guai. Ora è tutto il contrario. Siamo riusciti a rovesciare il barattolo».

“Quei due ragazzi che spararono pallini, orfani di un capitano”

Pedagogia rovesciata, permissivismo, perdonismo: «Guardi quello che posso dire, anche se mi daranno del fascista, è che quando abbiamo iniziato a pensare che l’educazione è democrazia attiva, abbiamo fallito. Noi dobbiamo comandare, dire dei no, non farci impietosire dalle lacrimucce e dobbiamo smetterla di difendere sempre i figli». Per i due ragazzi non sarà un premio: “Ora sanno che sono orfani di un capitano, e lo saranno anche in una azienda, quando un domani lavoreranno”.

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