Rave party, il costituzionalista smonta allarmi e bufale: ma quali occupazioni scolastiche…

2 Nov 2022 15:39 - di Sveva Ferri
rave party

Non c’è «né una intenzione né una condizione liberticida» e proteste come le occupazioni scolastiche non rientrano «nel perimetro della norma». A fare chiarezza sull’articolo 5 del decreto varato dal governo, vale a dire sulla stretta sui rave party, è il presidente emerito della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli. «Dal mio punto di vista – ha spiegato il costituzionalista – la norma non nega la libertà di riunione nelle modalità indicate e garantite dall’articolo 17 della Costituzione, cioè “pacificamente e senz’armi”. La norma è diretta all’occupazione abusiva di locali altrui». Dunque, gli allarmi suonati dalla sinistra non hanno motivo di sussistere.

Il costituzionalista Mirabelli: «La norma sui rave party non è liberticida»

Intervistato dall’agenzia di stampa Adnkronos, Mirabelli ha quindi spiegato che «la disposizione circoscrive la riunione a una invasione di spazi altrui con finalità e in contesti individuati che possono determinare un rischio». «Distinguerei pertanto – ha avvertito Mirabelli – la libertà di riunione, che deve essere assicurata, da quella di invasione che può comportare rischi, che sarà il giudice a valutare». E le occupazioni scolastiche saranno punibili in forza di questo decreto? «Mi sembrano fuori del perimetro della norma, come anche quelle di una fabbrica che sono elemento di lotta sindacale», ha precisato Mirabelli, sottolineando che «la norma in questione è specificatamente tarata sui rave party, sulle invasioni, sul venire dall’esterno e impossessarsi di un bene altrui».

E le occupazioni scolastiche sono un’altra faccenda

«Le occupazioni sono di chi ci sta e occupa. Mentre la riunione è caratterizzata dalla temporaneità della convergenza delle persone in un luogo», ha proseguito il presidente emerito della Corte costituzionale, chiarendo che se situazioni come le occupazioni scolastiche «rientrassero in questo decreto non riterrei che fosse costituzionalmente legittimo sanzionarle penalmente. Se il decreto comprendesse anche queste forme di protesta ci sarebbero seri dubbi di legittimità costituzionale». Dunque, in ogni caso esisterebbero dei correttivi, i quali sono possibili anche a livello parlamentare, in sede di conversione. «Se la sanzione indicata nella norma sarà ritenuta eccessiva rispetto all’ipotesi di reato (e questa è una valutazione di merito), si potrà intervenire durante il dibattito parlamentare sottoponendo il decreto ad emendamenti. In fase di conversione infatti – ha detto Mirabelli – sarà bene approfondire ogni aspetto per fugare il rischio che l’attività di polizia ecceda. Non dubito comunque che la norma possa finire al vaglio della Corte ed è bene sia così. Soprattutto se una valutazione costituzionale a tutto tondo sarà ritenuta opportuna».

La maggioranza aperta al dibattito, mentre la sinistra «fa gargarismi con la parola legalità»

La stessa maggioranza, del resto, è stata più che possibilista sul fatto che il Parlamento possa intervenire, laddove dovesse servire, per definire al meglio il decreto. «In sede di conversione – ha affermato il deputato di FdI, Alfredo Antoniozzi – potremo chiarire bene i criteri di applicazione che riguardano raduni abusivi in cui si occupano spazi altrui e si diffondono stupefacenti». «Pensare che questo decreto si applichi ad altro è fuori luogo e lo chiariremo bene in aula», ha aggiunto Antoniozzi, dando voce a una sensibilità condivisa dagli alleati. «Il dibattito parlamentare è l’occasione per un confronto che potrà migliorare le norme, senza una resa alle “feste dello sballo e dello spaccio”», ha chiarito anche Maurizio Gasparri. «È normale ci sia un dibattito parlamentare, non vedo un problema. Il provvedimento è stato la risposta a un problema, ma se c’è una virgola da cambiare lo si farà», ha detto anche l’esponente della Lega e neo sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari. Insomma, mentre la sinistra sbraita perché la norma venga ritirata o, per dirla con Fabio Rampelli, «fa gargarismi con la parola legalità ma poi è la prima a favorire l’illegalità», governo e maggioranza ragionano nei termini dell’interesse della comunità, partendo da un «segnale» che troppo spesso è mancato a sinistra: «Il segnale – ha ribadito ancora il vicepresidente della Camera – che ora lo Stato c’è».

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