La direttrice di Raisport contro i Mondiali in Qatar: sono costati a viale Mazzini 200 milioni di euro

22 Nov 2022 17:11 - di Guido Liberati
Raisport

Come un macellaio vegano, come Chiara Ferragni che parla male di Instagram o Ernesto Calindri (questa la capiscono solo gli over 50) disgustato dai carciofi. Ieri sera Alessandra De Stefano, direttrice nonché conduttrice di punta di RaiSport, è stata tutte queste cose insieme. Anzi, “di tutto di più”, per parafrasare l’abusato slogan di Mamma Rai.

Ha detto che il Mondiale di calcio non andava disputato in Qatar. Lo ha detto ieri sera, con qualche anno di ritardo, in diretta su Raiuno, a Mondiale in corso, con i diritti acquistati a cifre fuori mercato (chiedere a Piersilvio Berlusconi) dal suo datore di lavoro (la Rai, appunto). Cose che possono accadere solo nel magico mondo di viale Mazzini.

L’intemerata di Alessandra De Stefano (2oo milioni di motivi per avere qualche perplessità)

“Questo Mondiale – ha tuonato la pugnace direttrice di Raisport – non si sarebbe dovuto giocare o meglio non si doveva assegnare al Qatar, al quale è stato dato lo sport più bello del mondo calpestando i diritti umani, corrompendo, imbrogliando, grazie alla complicità dei signori del football, che glielo hanno venduto nel 2010. Gli stessi che all’inizio volevano che il Mondiale si giocasse d’estate nel deserto, una cosa impossibile. A proposito di cifre, tutto ha un prezzo e questo evento planetario porterà nelle casse della Fifa cinque miliardi e mezzo di dollari”. Così la direttrice di Rai Sport, Alessandra De Stefano, in un editoriale con cui ha aperto la trasmissione ‘Il circolo dei mondiali’. Peccato che, tra quei cinque miliardi e mezzo di dollari ci siano anche gli euro degli abbonati Rai. Secondo una ricostruzione de La Stampa, la tv di stato italiana avrebbe versato tra i 150 e i 160 milioni di euro. Una offerta mostruosa con la quale vial Mazzini ha battuto la concorrenza di Amazon, Sky e Mediaset. Aggiungendoci i costi di produzione dell’evento, stando a un’indiscrezione del quotidiano La Stampa, la cifra dovrebbe lievitare fino a sfiorare circa 200 milioni di euro

La direttrice di Raisport: “Il Mondiale è di tutti e facciamo servizio pubblico”

“Quando il sogno di arrivare ai Mondiali da Campioni d’Europa è sfumato, ci siamo interrogati sul senso di questi Mondiali senza l’Italia – ha detto ancora la De Stefano -. Aveva senso fare la trasmissione? Tenere tutto in esclusiva? Poi ci siamo detti che il Mondiale è di tutti e non di pochi privilegiati, così come i tanti eventi di sport che la Rai da sempre porta nelle nostre case, perché è questa la nobiltà del servizio pubblico”. Tutto giusto, tranne un paio di domande: perché non esprimere questi concetti quando l’Italia partecipava alle qualificazioni? Perché non dirlo in occasione della gara dentro o fuori tra gli Azzurri e la Macedonia. Altrimenti, la sensazione è quella della volpe e dell’uva. Un’uva pagata (lo sanno anche a Raisport) a caro prezzo.

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