Il padre di Saman davanti ai giudici: “Mia figlia è viva”. Al via le operazioni per estrarre i resti

24 Nov 2022 17:21 - di Eugenio Battisti

“Mia figlia è viva”. Così davanti ai giudici il padre di Saman Abbas, la diciottenne pakistana scomparsa nel reggiano nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021. La rivelazione, un’ultima bugia,  arriva durante da Islamabad  durante l’udienza che lo vede accusato di sequestro della ragazza e di occultamento di cadavere. Proprio mentre in Italia proseguono le operazioni di recupero dei resti di un corpo (con molta probabilità di Saman). Trovato a oltre due metri di profondità in un edificio diroccato,  non lontano dalla casa dove viveva la famiglia pakistana. I periti avranno due mesi di tempo per esaminare i resti e gli altri reperti emersi dallo scavo in Strada Reatino, inclusa la terra rimossa. Dovranno poi accertare le dinamiche e l’epoca dell’occultamento. Le cause e i tempi della morte anche con esami tossicologici e l’identità.

Il padre di Saman: “Mia figlia è viva”

Il padre di Saman (che in un’intercettazione urlando ammette “L’ho uccisa io per difendere il mio onore”) è accusato dalla procura di Reggio Emilia di omicidio, sequestro di persona e soppressione di cadavere in concorso con altri quattro familiari (due cugini, lo zio arrestati all’estero e la mamma ancora latitante) per la scomparsa della 18enne, avvenuta a Novellara. Al processo che si tiene in Pakistan Shabbar si è presentato con l’avvocato. Al quale sono stati concessi sette giorni per prendere visione della documentazione arrivata dall’Italia, che ne ha chiesto l’estradizione.

Le operazioni per estrarre i resti di un corpo vicino alla casa dei pachistani

È stato lo zio della ragazza scomparsa, Danish Hasnain, accusato di essere l’esecutore materiale del delitto, a portare gli inquirenti al casolare diroccato. Dove potrebbe essere sepolta la povera Saman. “Il mio assistito ha collaborato”, ha detto il legale, “e lo dice l’atto del verbale di rinvenimento del cadavere, con la sua presenza in loco, messo a disposizione dalla Procura per noi difensori”.

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