L’ironia di Buttafuoco: “La Meloni è il popolo di Coccia di Morto che batte la sinistra snob di Capalbio…”

26 Set 2022 15:39 - di Monica Pucci

La metafora più ironica e originale per raccontare il successo della destra l’ha scelta uno che la destra la conosce bene, l’intellettuale e giornalista Pietrangelo Buttafuoco, che conosce bene anche la Meloni, la considera un’amica e non si pone limiti nella sua immaginifica interpretazione del voto. “La Meloni è come Coccia di Morto che batte Capalbio“, dice in un’intervista alla Stampa di Torino realizzata nelle prime ore in cui exit poll e proiezioni sfornavano bollettini di festa per la leader di FdI.

Buttafuoco e la spiaggia popolare a cui parla la Meloni

A cosa si riferisce Buttafuoco? Bè, un po’ tutti abbiamo visto quel divertentissimo film, “Come un gatto in tangenziale”(e il successivo sequel), con Antonio Albanese e Paola Cortellessi, nella quale lui veniva trascinato in avventure goffe in luoghi che non era abituato a frequentare, come la spiaggia di Coccio di Morto, sul litorale laziale, popolarissima, caotica e calorosissima meta di vacanzieri mordi e fuggi che vivono la quotidianità nel modo più semplice. Un mondo, questo, abbinato ai messaggi e al target della Meloni, rivelatosi vincente, e contrapposto allo snobismo con la puzza sotto il naso di una sinistra, quella del Pd che ama vantarsi dei “buen ritiro” di Capalbio, completamente scollegata alla realtà del Paese. Buttafuoco cita lo scrittore di riferimento di Giorgia, ma anche quella spiaggia-simbolo.

Da Tolkien a Fiorello, il percorso dell’ex babysitter

Meloni che stravince? «È la generazione Tolkien che entra a Palazzo Chigi. È la rivincita di Coccia di Morto su Capalbio. È la ex babysitter che ce l’ha fatta, alla faccia di tutte le signorine della Roma bene. Giorgia trionfa non perché di destra o perché è capo di una comunità politica, ma perché è diventata terminale di un’aspettativa collettiva. Nei suoi confronti è maturata un’attesa da parte di tutti gli italiani estranei ai sistemi di potere, che in lei in un certo senso si sono immedesimati».

Il giornalista, che due giorni fa aveva pubblicamente annunciato sul Fatto il suo voto per la Meloni, si spinge fino al paradosso: «Giorgia è una donna che ha una storia di sinistra. La sua è la storia di una ragazza che ha vissuto fin dall’adolescenza l’esperienza del riscatto da un’infanzia assai difficile. E quel riscatto è passato dalla politica della militanza, dal basso. Con il grande svantaggio di stare dalla parte del torto. Nella politica ha cercato un senso, facendola con entusiasmo, con la dialettica e mai attraverso lo scontro con gli avversari. Nella Roma patria delle signorine di buona famiglia, dei licei del centro, lei l’ha spuntata provenendo dagli antipodi».

Gli errori della sinistra: sottovalutare l’avversaria

E la sinistra, come mai non ne ha colto le potenzialità? Buttafuoco ha una spiegazione semplice: “L’errore di fondo che ha commesso la sinistra, e una certa intellighenzia, è quello di averla ridicolizzata: non potendola criminalizzare, come avvenuto con Berlusconi o Salvini, hanno tentato di farne una caricatura. Più che un errore, si è rivelato un suicidio politico: ha spinto un italiano su quattro a immedesimarsi in questa donna che la sinistra e il suo mondo hanno spinto in un angolo. Più lo hanno fatto, più i consensi di FdI sono cresciuti». Poi Buttafuoco elenca le qualità di quella ragazzina diventata donna. «Ad esempio che studia tanto. È una secchiona. Che prepara ogni intervento, ogni provvedimento da adottare, prima di qualsiasi decisione importante da prendere. È una donna curiosissima. Ha una infinità di quaderni in cui annota tutto, scrive scalette, traccia schemi. Infine conserva e archivia. Che poi è un’antica regola del teatro. Non esiste l’improvvisazione. Il copione è sempre ben collaudato».

Quella Fiamma che non c’entra col fascismo

E i legami col mondo post-fascista? «Quella Fiamma è la stessa che Dino Ferrari volle nella bara e nella quale si è riconosciuto Paolo Borsellino, è la Fiamma di Walter Chiari. Riaccendere oggi l’istinto fratricida non fa che spingerci nell’eterna guerra civile».

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