Letta isolato: i ministri del Pd “si nascondono” in campagna elettorale, altro che ‘occhi di tigre’

30 Ago 2022 18:13 - di Adriana De Conto
Letta ministri

Intorno ad Enrico Letta si sta facendo il vuoto. Non sta passando inosservata l'”intolleranza” di grossi calibri del Pd intorno alla sua tattica elettorale. Bettini, Bonaccini, Emiliano, il sindaco di Bergamo Gori  non celano le loro critiche. E i tre ministri dem – Orlando, Franceschini e Guerini assistono piuttosto defilati alla campagna elettorale. Rancori personali, strappo dal M5S, e polarizzazione dello scontro contro Giorgia Meloni non piacciono ogni giornno di più. “Enrico, basta”, era stato il “grido di dolore” di molti esponenti dem. Ma Enrico sta proseguendo dritto dritto verso una sconfitta.

Letta isolato dai nostalgici dell’alleanza con il M5S

C’è chi lo dice apertamente: l’alleanza tra Pd e M5S va ricostruita ed è stato un errore rinunciarvi in partenza come ha fatto il segretario dem. Tra i più strenui difensori dell’alleanza c’è Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia che guida proprio con i pentastellati. «Io ho da sempre lavorato a questa alleanza – ha detto due giorni fa a Ceglie Messapica intervenendo alla kermesse di Affaritaliani.it -.E con me i 5 Stelle stanno lavorando bene. Per questo continuerò a far di tutto perché l’intesa possa tornare anche a livello nazionale: con il cruccio di non poterlo fare per le prossime elezioni in cui credo che in Puglia avremmo vinto in tutti i collegi», rilancia il Corriere della Sera.

Emiliano: “Con il M5S avremmo vinto in Puglia”

Mastica amaro anche Goffredo Bettini: “Insieme al M5S abbiamo salvato l’Italia, ottenuto miliardi preziosi dall’Europa e affrontato con dignità ed efficacia la pandemia: dopo il 25 settembre si vedrà”, si rammarica con il Corriere. Su questa lunghezza d’onda anche Francesco Boccia. E veniamo a i tre ministri che se ne stanno a “bagnomaria”, lontani dai proclami di Enrico Letta. Si vedono e si sentono poco. “Al Nazareno sdrammatizzano: “Chi c’è, c’è”. Ma la campagna elettorale soft dei tre ministri di casa non sta passando inosservata”. E’ il Foglio ad analizzarne comportamenti e risentimenti. Gli altri ministri si stanno dando da fare; Di Maio straparla, le donne di Calenda, Gelmini e Cargagna presenziano, dichiarano, attaccano. Così come i ministri leghisti. Come mai il “tridente” ministeriale di Enrico Letta non è entrato in partita?

La “fronda” a Letta dei tre ministri Orlando, Guerini e Franceschini

Tra i tre il meno silente è Andrea Orlando, capolista alla Camera in Liguria, per ovvi motivi:  “che nell’ultimo mese (dal 29 luglio a ieri) è stato nei titoli Ansa per 67 volte. Ma va fatta una premessa duplice: il ministro del Lavoro è capodelegazione del Pd al governo”. Eppure, per il ruolo che ricopre “non appare comunque sovraesposto, anzi”. Appartato è il ministro della cultura Dario Franceschini che non sta affatto seguendo lo schema dato da Letta: “Occhi di tigre”.  Fa parte della corrente interna Area dem ed è datato 16 agosto il suo ultimo tweet politico dalla Campania, dove è candidato: “Cercherò di essere la voce al Senato di questa terra straordinaria, di questa città unica al mondo, da sempre e per sempre capitale della cultura”. Stop. Poi tutti interventi “dovuti”, solo per commentare le scomparse di Lorenza Carlassare e Piero Angela. Un po’ poco.

I tre ministri ” di Letta a bagnomaria” in campagna elettorale

Discorso a parte per Lorenzo Guerini, “leader ormai solitario di Base riformista, dopo l’esclusione di Luca Lotti. Il ministro della Difesa giovedì sarà nella sua Lodi (è capolista alla Camera nella circoscrizione Lombardia 4) per un evento. Nell’ultimo mese, da quando è nota la data delle elezioni, ha prodotto 12 dichiarazioni riprese dell’Ansa – leggiamo sul Foglio- . Se l’è presa con Calenda per “aver stracciato l’accordo da lui firmato”, poi con Salvini (senza citarlo) sulla leva obbligatoria e infine ha sottolineato che Dmitrij Suslov “spera nella vittoria del centrodestra”. La triade appena elencata -Orlando, Guerini, Franceschini – “sono i tre capicorrente del Pd che Letta ha cercato di arginare con le liste senza tuttavia riuscirci troppo.

“Redde rationem” dopo il voto nel Pd

“La loro campagna a ‘fari spenti’ viene vista al Nazareno (con un po’ di malizia) a specchio con quella di Stefano Bonaccini”, rileva il quotidiano diretto da Claudio Cerasa. Stanno sulle loro i ministri dem, tanto esuberante è il  governatore dell’Emilia-Romagna: attivissimo, lancia messaggi “avvelenati”, si lascia intervistare volentieri (‘delle divisioni parleremo dopo le elezioni’ ). Facendo intravedere un “redde rationem” dopo il 25 settembre. “Con ambizioni (sempre smentite, certo) da segretario del Pd”. Sono in molti a scommettere in un congresso straordinario del Pd. E questo scenario troverebbe l’appoggio di Base riformista e magari anche di Area dem se le elezioni dovessero rivelarsi più rovinose del previsto.

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