Addio a Piero Angela, le parole del figlio Alberto: «Mi ha insegnato a non avere paura della morte»

16 Ago 2022 14:52 - di Mia Fenice
Piero Angela

Ultimo saluto oggi a Piero Angela il giornalista e divulgatore scientifico scomparso sabato all’età di 93 anni. Il feretro è arrivato verso le 10.40 in Campidoglio, dove fino alle 19 rimarrà aperta la camera ardente nella sala della Protomoteca. Ad accoglierlo il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. In prima fila la moglie del giornalista, Margherita Pastore, i figli Alberto e Christine, l’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes e la presidente della Rai Marinella Soldi. Tra i presenti anche la direttrice del Tg1 Monica Maggioni. Un cuscino di rose rosse sul feretro e dietro due corone di fiori del Quirinale e della presidenza del Consiglio. Centinaia le persone in fila in piazza del Campidoglio per rendere al divulgatore scientifico.

Piero Angela, camera ardente in Campidoglio

Intenso e toccante il discorso del figlio Alberto nella sala della Protomoteca prima dell’apertura al pubblico della camera ardente del padre Piero. «Ringrazio chi è qui, chi è a casa, chi è in piazza, i media. Sono abituato ad andare molto a braccio – ha detto – ma in questa situazione capirete la mia difficoltà. Per me questo è un discorso difficile, penso che le persone che amiamo non dovrebbero mai lasciarci, però accade».

Piero Angela, il figlio: «L’ultimo insegnamento…»

«Vorrei quindi partire dall’ultima cosa che ha fatto papà, il suo ultimo discorso che io e mia sorella abbiamo trascritto, e sembra un discorso a fine serata agli amici. Le persone vanno via ma il sentimento rimane, si trasmette nel tempo trasformandosi in valore e i valori restano in eterno. L’ultimo insegnamento mio padre me l’ha fatto non con le parole ma con l’esempio, mi ha insegnato in questi giorni a non aver paura della morte: la più grande paura dell’essere umano lui l’ha attraversata con una serenità che mi ha colpito».

Piero Angela, il figlio: «Per me continuerà a vivere»

E poi ancora: «Per me continuerà a vivere attraverso i libri, le trasmissioni, i dischi jazz, ma anche in tutti quei ragazzi che hanno speranza nel futuro e cercano l’eccellenza, nei ricercatori che cercano di andare a meta nonostante tutte le difficoltà, in tutte le persone che cercano di unire e non di disunire, nelle persone che cercano la curiosità e le bellezze della natura, quelle che cercano di assaporare la vita. L’eredità che lascia a tutti noi è importante, ed è un’eredità non fisica o di lavoro, ma di atteggiamento nella vita: quello che ci ha detto come ultima cosa è stato “Anche voi fate la vostra parte”. E io cercherò di fare la mia».

«Ho avuto la netta sensazione di avere Leonardo Da Vinci in casa»

«Ho avuto la netta sensazione di avere Leonardo da Vinci in casa perché l’ho vissuto come figlio, come collega, come persona normale che si è trovata davanti una mente eclettica, una persona capace di dare la risposta giusta sempre, in qualunque settore, dall’ambito industriale a quello della ricerca. Aveva una capacità di sintesi, di analisi e di trovare la risposta giusta in un modo pacato che poi metteva tutti d’accordo. Lui amava un aforisma di Leonardo Da Vinci: “Siccome una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire”. Credo lui l’abbia interpretata fino alla fine», ha detto il conduttore.

«Avere una vita colma»

«Per lui era importante infatti avere una vita colma. Ed è un suggerimento che ha dato a tutti noi: “Fate come me, sarà più facile arrivare alla fine”. E un insegnamento – evidenzia Alberto Angela – amare la vita, coltivare tutte le passioni. È quello che ha fatto lui: anche se da torinese sembrava molto riservato, dentro c’era un fuoco, il fuoco della conoscenza. Ha fatto trasmissioni di tutti i tipi, dall’economia alla medicina. E ha attraversato questo ultimo periodo con una serenità incredibile, non l’ho mai visto in preda allo sconforto o alla tristezza o al dolore».

Il ricordo di Alberto Angela

«Qualche anno fa ricorrevano i 50 anni dello sbarco sulla Luna e io – racconta Alberto Angela – ho insistito perché facessimo qualcosa assieme e abbiamo fatto quella puntata. Lui è tornato nei luoghi in cui aveva visto il decollo dell’Apollo 11. Una volta ha tirato fuori anche delle foto. C’era Armstrong. Aveva una quantità di esperienze. Una vita riempita. Questo è molto importante. Ed è stato uno dei motivi per cui se ne è andato soddisfatto, come quando ci alza da un tavolo dopo una bellissima cena con gli amici».

«Quando ha saputo che era arrivato il suo tempo…»

«Lui ha attraversato questo ultimo periodo con una razionalità, con i piedi per terra come se fosse una missione Apollo. Quando ha saputo che oramai era arrivato il suo tempo, lui ha fatto un calcolo così a spanne, del tempo che gli sarebbe rimasto e ha fatto tutte le trasmissioni che stanno andando in onda adesso di Superquark, un altro ciclo. Ha anche preparato un disco jazz, andando a registrare e tornando indietro. Aveva una forza incredibile. Ha fatto discorsi ai familiari e poi a voi. Dopo 24 ore se ne è andato. Questa sua serenità è stata possibile perché aveva un approccio razionale, scientifico ma anche pieno di vita e di amore».

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