Un anno fa moriva Giuseppe De Donno: la sua terapia continua a salvare vite. Meloni: “Grazie di tutto, professore”

27 Lug 2022 19:13 - di Giovanni Pasero
Giuseppe De Donno

«Un anno fa ci lasciava il dottor Giuseppe De Donno. Sbeffeggiato e ostacolato in Italia, la terapia da lui promossa continua ad esser motivo di attenzione e studio all’estero. Grazie di tutto professore». Con queste parole Giorgia Meloni ha ricordato su Fb l’ex primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma e padre della terapia anti Covid con il plasma iperimmune. De Donno si è tolto la vita il 27 luglio 2021, a 54 anni, impiccandosi nella sua abitazione.

Il primario di penumologia si è impiccato un anno fa

Il medico lombardo, nei mesi caldi della pandemia dello scorso anno, era diventato il simbolo della lotta al virus condotta con il plasma prelevato dagli infettati e guariti e poi trasfuso nei malati. La sua battaglia per imporre la terapia aveva suscitato molte polemiche, dividendo sui social l’opinione pubblica tra favorevoli e contrari.
Il luminare morto suicida nella sua casa di Eremo di Curtatone, era stato bersaglio di una pressione mediatica e di attacchi pesanti anche all’interno della comunità scientifica. Prima la sua decisione, improvvisa, di dimettersi da primario ospedaliero per intraprendere la carriera del medico di famiglia, poi la tragica morte. La Procura di Mantova aveva anche aperto un fascicolo con ipotesi di «istigazione al suicidio».

«Ho due rimpianti – disse De Donno in un’intervista – Dovevo iniziare ad alzare la voce prima, e in maniera più energica. Il mio era un dovere civico. Se tutto resta in mano a scienziati prezzolati non si va da nessuna parte. Quando parlo a un congresso, la prima slide che proietto riguarda il conflitto di interessi. Io non ne ho. Mi piacerebbe che i medici che vanno in tv facessero lo stesso».

Anche Mattarella chiamò Giuseppe De Donno per salvare un paziente

Proprio occasione dell’anniversario della morte, Massimo Franchini, 55 anni, originario di Legnago (Verona), a tutt’oggi primario di immunoematologia a Mantova, il più stretto collaboratore di De Donno, ha ricostruito la vicenda in un libro in uscita da Graus Edizioni, Giallo plasma (130 pagine., 15 euro). I proventi delle vendite andranno a beneficio dei due figli di Giuseppe e Laura De Donno. Nel suo libro ricorda 15 storie di pazienti rocambolescamente salvati dal dottor De Donno.

In un caso, ha raccontato Franchini a La Verità, intervenne direttamente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. « Luigi, 54 anni, della provincia di Bergamo. Si ammala di Covid il 21 marzo 2020. Viene ricoverato al Giovanni 23° di Bergamo con polmonite bilaterale interstiziale. Il 29 marzo la ventilazione meccanica non dà più effetti, ha un arresto cardiaco ed è in coma farmacologico. Lo portano a Pieve di Coriano (Mantova) perché non ci sono più posti. La moglie, disperata, scrive a Mattarella, che la fa chiamare dalla sua segreteria dicendo di interessarsi, e a noi a Mantova. Il 10 e l’11 aprile, al Poma, è sottoposto a due trasfusioni di plasma. Dopo 17 giorni di coma si risveglia, proprio nel giorno di Pasqua. Lo dissi in chiesa, a Verona, a padre Fausto, per rincuorarlo mentre stava piangendo. Dopo 54 giorni di degenza, Luigi fu dimesso e poté riabbracciare la moglie».
Resta il fatto che a decine di pazienti, talvolta in condizioni critiche, se non disperate, fu salvata la vita. E questo grazie alla terapia di Giuseppe De Donno.

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