Ricordo di Hugo Pratt, il papà di  Corto Maltese, l’eroe di generazioni di “fuggiaschi”

26 Lug 2022 14:35 - di Massimo Pedroni
Hugo Pratt Corto Maltese

Gli anni ”60 e “70 del secolo appena trascorso furono scenario di sussulti creativi radicali. Investirono e misero severamente in discussione estetiche, assetti valoriali, comportamenti comuni, che apparivano consolidati e condivisi. Un moto protestatario e di ribellione generazionale, premeva alle porte di una società vissuta dai contestatori di essa come sclerotizzata. Foriera d’iniquità. In questo contesto, emergono personalità, che grazie all’apporto di un talento visionario e creativo fuori dal comune, con il loro operato lasceranno un segno che contribuirà a contrassegnare quel periodo. Nel caso specifico, stiamo alludendo al padre di Corto Maltese, Hugo Pratt. Autore nato casualmente a Rimini il 15 giugno 1927, ma cresciuto a Venezia. La famiglia nella quale aveva visto i natali era molto composita il padre era di origine inglese, la madre figlia di un noto poeta dialettale veneziano, di origini Marrane. Ebrei sefarditi della penisola Iberica che s’erano convertiti al cattolicesimo.

Hugo Pratt, la prima giovinezza

La madre, s’interessava ai tarocchi alla cabala e alla lettura delle carte. Il nonno paterno era un militare con la passione per il disegno. Ebreo, ed esponente fascista, del fascismo veneziano fin dalla prima ora. Scelta di campo che fu seguita convintamente dal figlio di questi. Rolando padre di Hugo. Figura centrale nell’animo del futuro fumettista. Per lavoro, Rolando era stato arruolato nella Polizia dell’Africa italiana. Hugo quindi visse la prima giovinezza, tra le suggestioni delle luci, dei miraggi del deserto solcato dalle multicolori carovane delle popolazioni nomadi di quei luoghi. Al controllo del transito delle quali era preposto Rolando Pratt. Elementi famigliari e contingenze di formazione ambientale, anomale rispetto a quelle di altri ragazzi della sua età. Un substrato ricchissimo. Un serbatoio di stimoli e sollecitazioni pulsanti, che furono prezioso propellente per l’universo compositivo del giovane Hugo.Se ne avrà conferma, nei disegni che elaborerà per le tavole dei suoi fumetti.

La nascita di “Asso di Picche”

Hugo Pratt nel pieno dell’adolescenza subì lo choc della morte del padre. Il congiunto a causa degli andamenti bellici, cadde prigioniero degli inglesi, internato in un loro campo di concentramento dove trovò la morte. Per anni l’autore di Corto Maltese ne cercherà il luogo di sepoltura cosa che verrà coronata dal successo solo nel 1969. Rientrato in Italia con il resto della famiglia, nel primissimo dopoguerra, fondò Alba Uragano, testata che nel 1947 prenderà il nome di Asso di Picche dal nome del protagonista mascherato. Svariate ragioni, tra cui l’impeto di viaggiare, il desiderio di dare una sterzata alla sua vita,erano sentimenti e desideri, che facevano da cornice sulle decisioni da prendere. L’occasione di poter mettere in atto questi propositi venero offerti dalla casa editrice argentina Editorial Abril. Gli imprenditori della rivista,avevano notato L’Asso di picche, fumetto che in Argentina stava riscuotendo un buon successo. Basi, dalle quali nacque l’offerta di lavoro per il fumettista veneziano. Nuove atmosfere, conoscenze di nuove realtà, lo scenario che gli si prospettò.

I viaggi

Dovette trasferirsi per il nuovo impegno lavorativo dalla sua Venezia al Sud America. Per la precisione l’Argentina. Pratt, per tredici anni quindi si stabilì a Buenos Aires. Ma l’inquietudine creativa esistenziale, ebbe tappe ulteriori Londra, gli Stati Uniti. Situazioni dove l’autore non riscontrò gli esiti attesi. Florenzo Ivaldi fu l’imprenditore che intuì e sostenne il grande talento del disegnatore cresciuto a Venezia. Fu un inseguimento, anzi un vero e proprio corteggiamento intellettuale quello che Ivaldi esercitò nei confronti di Pratt, gli argomenti, il progetto, che furono prospettati dovettero essere talmente convincenti che indussero il creatore di tavole, ad accettare di trasferirsi da Venezia, a Genova.

La creazione di Corto Maltese

Così nel 1967 edita dalla Sgt. Kirk casa editrice di Ivaldi, comparve il personaggio, che fu fondamentale per il successo di Pratt. Corto Maltese, personaggio che alimenterà le evoluzioni creative dell’autore per ben trenta tre avventure, di diversa lunghezza, ma sempre pregnanti nella costituzione del complesso mosaico nel quale Pratt fa muovere il suo personaggio. “Una ballata del mare salato”, è il titolo della prima puntata, pubblicata nel 1967 nella quale ci viene presentato il nuovo personaggio. Il modo scelto dall’autore, per fare questo, è assolutamente incisivo nella sua perentoria originalità. Conosceremo Corto, come un naufrago abbandonato indifeso e prostrato dai battenti raggi del sole a causa di un ammutinamento in mezzo all’Oceano. “Non c’è dubbio è Corto maltese”. Sentenziò, soccorrendolo Raspuntin, personaggio che seguirà il naufrago in altre avventure. Il nome da dare a questo comprimario, è una chiara allusione al Rasputin noto come consigliere dello zar.

Giramondo, romantico, antiborghese, libertario

Osservando sintetici dati biografici di Corto, apprendiamo che è nato a La Valletta il 10 luglio 1887 da padre marinaio e da una bellissima gitana spagnola. Nella sua famiglia aleggia anche la presenza di una nonna considerata una strega. Una definizione che ben si attaglia al marinaio e pirata sui generis, creato da Pratt, è quella di “gentile uomo di ventura”. Corto è un romantico e poetico giramondo, antiborghese, anticonformista che pone al centro dell’esistenza quale valore fondante quello della libertà. Compresa quella di costeggiare, simboli e atmosfere appartenenti all’universo misterico-iniziatico dell’occultismo. Già questi elementi, danno le coordinate per ricchezza di riferimenti storici, culturali, geografici, e ovviamente il tratto grafico da cui prende vita Corto, di un innegabile innalzamento del valore del genere del fumetto nel suo complesso, rispetto a quello che aveva riscontrato fino a quel momento.

Corto Maltese, eroe di più generazioni

Tanto che Umberto Eco arrivò a dire: “Quando ho voglia di rilassarmi leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese”. L’eroe romantico e sulfureo creato dall’artista veneziano, ha confortato generazioni di “fuggiaschi” da una vita ordinaria, piatta, striminzita dall’adempimento di azioni ripetitive, strangolanti nel loro avvicendarsi. Compiute per soddisfare necessità incombenti. Tutti più o meno spudoratamente, anche per un solo istante, hanno vissuto l’ebrezza di immedesimarsi nelle avventure e nei luoghi esotici di Corto, sognandosi protagonisti di quelle vicende. Facciamo tesoro del suggerimento che sembra voglia darci quel marinaio. Le vele, nell’oceano della vita vanno tenute issate, a dispetto di qualche mareggiata più insidiosa. “Quando ero bambino mi accorsi che non avevo la linea della fortuna nella mano. Così presi il rasoio di mio padre e zac! Me ne feci una come volevo”. L’animo picaresco e libertario di Corto è riassunto ottimamente in questa frase che gli fa dire il suo creatore.

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