Sindaci di sinistra scatenati: Bologna mette lo Ius soli in Statuto, Torino vota per le canne libere

28 Giu 2022 9:02 - di Sveva Ferri
bologna ius soli
A Bologna lo Ius soli in Statuto, a Torino una mozione per la legalizzazione della produzione e del consumo di cannabis. Sono i provvedimenti approvati ieri dai Consigli comunali delle due città amministrate dal centrosinistra e guidate, nello specifico, da due uomini del Pd: Matteo Lepore e Stefano Lo Russo, che in questo modo hanno compiuto delle fughe in avanti impegnando le loro città – e i loro concittadini – rispetto a temi che sono di competenza nazionale, oltre che fortemente divisivi.

«Il Comune di Bologna si riconosce nel principio dello Ius Soli»

A Bologna lo Ius soli e lo Ius Scholae in Statuto, dunque condizionante anche per le amministrazioni future, è stato approvato a maggioranza: 26 voti a favore (Sindaco, Partito Democratico, Coalizione civica, Matteo Lepore sindaco, Movimento 5 stelle, Anche tu Conti, Verdi), 8 contrari (Fratelli d’Italia, Lega Salvini premier) e 3 non votanti (Forza Italia e Bologna ci piace). «Il Comune di Bologna si riconosce nel principio dello “Ius Soli” come mezzo di acquisto della cittadinanza italiana, affermandone l’importanza ai fini della concreta attuazione del principio costituzionale di uguaglianza» è il passaggio inserito all’articolo 2 dello Statuto, mentre con una modifica l’articolo 3 è stato corredato di un bis sulla «cittadinanza onoraria del Comune di Bologna per minori stranieri».

La sinistra bolognese s’inventa (e applica) lo Ius Scholae comunale

«È istituita la Cittadinanza onoraria del Comune di Bologna per tutti i minori stranieri residenti a Bologna, nati in Italia da genitori stranieri regolarmente soggiornanti o nati all’estero, ma che abbiano completato almeno un ciclo scolastico o un percorso di formazione professionale in istituti appartenenti al sistema educativo di istruzione e di formazione italiano, come speciale forma di riconoscimento del loro ruolo di coesione tra popoli e culture diversi e per affermare pienamente le libertà fondamentali delle persone», recita l’articolo 3 bis, che introduce di fatto lo Ius Scholae comunale. Si parla di una platea di circa 21.775 ragazzi, fra i quali circa 11mila minori che hanno già completato un ciclo di studi. Dunque, il Comune di Bologna aggira con un escamotage la legge nazionale, rispetto alla quale ha votato anche un Odg che chiede di modificarla.

FdI presenta un esposto: «La sinistra strumentalizza il Comune»

Lepore ha parlato di «un voto storico», ma la faccenda potrebbe non chiudersi qui. L’opposizione, che già aveva tentato la via dell’ostruzionismo, con i 200 emendamenti di FdI, infatti promette battaglia anche dopo il voto. «Abbiamo presentato un esposto in Prefettura perché riteniamo illegittimo questo atto, che obbliga anche ai futuri sindaci di consegnare la “finta” cittadinanza», ha spiegato il consigliere comunale di FdI, Stefano Cavadegna, parlando a nome del gruppo consiliare. «È inaccettabile – ha aggiunto – che Lepore strumentalizzi il Comune e la cittadinanza onoraria solo per farsi pubblicità. Siamo stanchi di manovre di marketing, Bologna ha problemi seri da affrontare, primo tra tutti la sicurezza».

E Torino chiede di legalizzare produzione e consumo di cannabis

C’è poi il caso Torino, dove la maggioranza ha presentato e votato (17 voti a favore, 4 contrari e 7 astenuti) un Ordine del giorno che sollecita il Parlamento ad approvare un disegno di legge sulla legalizzazione della produzione e il consumo di cannabis e suoi derivati. Il documento impegna anche la presidenza a inviare il testo approvato ai presidenti di Camera e Senato. Rispetto a quello di Bologna questo è un atto ancora più simbolico, ma la dice comunque lunga su quali siano le priorità nelle città amministrate dalla sinistra.

Dà poi da pensare la tempistica di questi voti, espressi all’indomani dei ballottaggi. È plausibile che a dettare l’agenda siano stati i tempi amministrativi, ma certo fa riflettere che questi due provvedimenti su temi tanto identitari per la sinistra quanto divisivi e che rappresentano una forzatura rispetto alle competenze prettamente comunali siano arrivati quando l’opinione pubblica era “distratta” dal risultato delle amministrative e, soprattutto, quando non poteva più esserne influenzata.

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