Pizza, Sorbillo replica a Briatore e poi tenta di pacificare: «Facciamone una a quattro mani»

mercoledì 22 Giugno 12:14 - di Milena Desanctis
Pizza

Continua la querelle sulla pizza. A replicare a Flavio Briatore è Gino Sorbillo. Il famosissimo pizzaiolo napoletano, è stato ospite questa mattina durante Non Stop News su Rtl 102,5 in diretta dal Lungomare Caracciolo con Enrico Galletti, Giusi Legrenzi e Massimo Lo Nigro. Ieri di fronte alla polemica della pizza di Flavio Briatore («Questi signori che vendono una pizza a 4-5 euro, cosa mettono?»), i pizzaioli hanno reagito regalando pizze. «Abbiamo fatto un’azione generosa tipica del popolo napoletano, per far capire che questa pizza è, è stata e sarà un prodotto popolare accessibile a tutti. La nostra pizza è venduta a bambini, ad anziani, a giovani, a disoccupati. Tutti devono aver diritto a una semplice pizza. Poi è normale che nel menù ci possono essere pizze più costose, ma le pizze basiche devono essere accessibili a tutti», ha detto Gino Sorbillo.

Pizza, il piazzaiolo Gino Sorbillo replica a Briatore

«Il tutto come ben sapete – ha detto il pizzaiolo – è nato dal fatto che Briatore ha un po’ screditato la nostra pizza per il prezzo a cui la vendiamo». Gino Sorbillo e Flavio Briatore si sono sentiti? «No, non ci siamo sentiti. Io però mi sono invitato da lui, gli ho detto che questa è la nostra risposta, che si può fare qualità», ha risposto Sorbillo. «Il 99,9% delle pizzerie in Italia ha prezzi medi che vanno dai 5 euro ai 12 euro, non arrivano a 70 euro a pizza. Se vuole, per riappacificarci potremmo fare una serata a quattro mani da lui, veniamo io e la mia squadra di pizzaioli per offrire e far conoscere anche ai suoi clienti abituati a pizze gourmet anche la tipica pizza napoletana. Quello è un sano confronto. Gli ho lasciato il numero di telefono ma ancora non mi ha risposto».

La tradizione e il ricordo “del taglio degli ingredienti”

C’è una tradizione che rimane: i racconti di Zia Esterina, dove Sorbillo ha cominciato. Ha un ricordo di quegli anni? «Io ricordo il profumo del taglio degli ingredienti. Veniva fatto con il coltello a seghetto tradizionale da cucina. Mi ricordo gli impasti, il trattare bene e conservare ciò che veniva preparato. La parola d’ordine era “spreco zero”, una cosa che va rispettata in ogni campo», ha risposto Sorbillo. «Poi c’era un’aria triste in quel periodo perché negli anni ’80 e ’90 in Via dei Tribunali non sempre le attività commerciali e i residenti erano tranquilli, era una zona collegata per fatti di cronaca a Forcella. C’era sempre la paura di fare, di innovarsi, di organizzarsi. Io lì mi sono battuto: sono stato un anno nell’arma dei carabinieri e mi misi in testa di adoperarmi per affermarmi sempre di più nel mio quartiere e cambiare un po’ la scena di quella zona e forse un po’ ci sono riuscito».

 

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