Bloccato e respinto alla frontiera con la Finlandia il regista russo Aleksandr Sokurov, era diretto a Milano

22 Giu 2022 19:35 - di Paolo Lami

Il regista russo Aleksandr Sokurov, autore di film come “Arca russa” e “Faust” – Leone d’oro a Venezia nel 2011, è stato bloccato alla frontiera con la Finlandia che avrebbe dovuto passare per recarsi a Helsinki e prendere un aereo per Milano,.

La vicenda è stata rivelata dalla giornalista di Insider, e prima di Radio Eco di Mosca, Ksenia Larina in un post su Facebook.

Il regista, che fa anche parte del Centro per i diritti umani del Cremlino, era atteso alla conferenza “Diritti e doveri, inserita nel programma della Milanesiana, dove oggi è comunque intervenuto via Zoom.

Nelle quattro ore e mezzo in cui lunedì è rimasto bloccato alla frontiera, si è visto passare davanti macchine e macchine, autobus pieni, centinaia di persone che, contrariamente a lui, sono riuscite a lasciare indisturbate la Russia, ha testimoniato in seguito.

Alla frontiera fra Russia e Finlandia gli è stato chiesto di scendere dall’auto. Gli è stato preso il passaporto e le guardie sono scomparse a lungo senza dare spiegazioni.

Anche al ‘ritorno’ in Russia, Sokurov, che ha 71 anni, e che intendeva lasciare il suo Paese solo per un breve periodo, per prendere parte alla conferenza a Milano, ha dovuto aspettare un’ora e mezzo prima del via libera a proseguire. Sokurov ha quindi fatto ritorno a San Pietroburgo.

Lo scorso dicembre, in una riunione del Consiglio per i diritti umani con il presidente russo, l’artista, che dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina ha citato il termine proibito di guerra in un paio di interviste senza spingersi oltre, aveva denunciato la “problematica politica estera” di Mosca, sottolineando che il Paese andava incontro a una crisi costituzionale, che la Russia avrebbe dovuto rinunciare ad alcune regioni.

Vladimir Putin aveva definito l’intervento di Sokurov, insignito delle massime onorificenze dello stato russo, un “Manifesto” e aveva accusato il regista, che nel 2016 gli aveva chiesto di riconsiderare la condanna per terrorismo del regista ucraino Oleh Sentsov, di voler ridurre il Paese alla sola Moscovia e di voler fare “come la Nato“.

Il regista aveva denunciato in particolare la concentrazione di etnie non russe nel Caucaso e il declino della diversità etnica che minaccia “le fondamenta repubblicane di base“, oltre che la “politicizzazione” della vita in Russia.

“Abbiamo bisogno di una opposizione forte e attiva su tutto lo spettro politico” e la “Russia non deve andare in guerra, se non per difendersi“, aveva quindi sottolineato.

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