Milano, il “rave” riduce il centro a una latrina. Ma Sala pensa a revocare il convegno sulle foibe

giovedì 12 Maggio 13:06 - di Federica Argento
Rave Milano

Un altro rave che a Milano lascia Piazza Affari ridotta a una latrina. Una movida allo sbando, con la benedizione del Comune, denuncia il Giornale che racconta il delirio organizzato – si fa per dire- dall’Ape, Associazione culturale che si occupa di musica e socializzazione giovanile. Martedì sera migliaia di persone hanno letteralmente invaso la piazza. L’adesione avvenuta via social  e anche con il passaparola ha richiamato una folla inimmaginabile. Naturalmente anche la giunta Sala non ha minimamente previsto che da raduni del genere è meglio cautelarsi preventivamente. Invece…

Milano, il “rave” era autorizzato dal Comune

La serata autorizzata dal Comune e patrocinata dal Municipio 1  conteneva profili di allerta, sembrava una festa abusiva, pertanto qualche accorgimento si poteva prevedere. Almeno sotto il profilo del decoro. Invece non c’era alcun  wc chimico o bagno «portatile»  per una tale folla chiamata a bere birra e ascoltare musica. Tantomeno una vigilanza.  Se si  fossero verificati episodi e risse come quelli verificatisi al rave di Viterbo sarebbe stata un catastrofe. Ma ci siamo andati vicino, a leggere le testimonianze «Se qualcuno fosse caduto per terra – racconta un residente – sarebbe probabilmente stato schiacciato nell’indifferenza generale. Il muro di persone era impressionante e molti avevano bottigliette di vetro in mano».

Urina vomito ovunque: non sono stati previsti wc chimici e controlli

Il giorno dopo lo sfacelo: all’alba l’odore di urina si tagliava col coltello. Un tanfo che si univa al vomito che costellava le stette viuzze del centro storico. Dal sindaco Sala e dalla sua giunta nessuno parla, come se non fosse successo niente. Certo, impegnati come sono a disdire il convegno sulle Foibe, non hanno avuto tempo per salvaguardare il decoro di una piazza centrale o di prevenirne incidenti. Erano troppo intenti a piegarsi alle richieste negazioniste di  Rifondazione Comunista per disdire la Sala Alessi del Comune; dove avrebbe dovuto presentarsi il libro di Stefano Zecchi.

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