Pensieri & Parole, il dizionario della destra “meloniana”: dalla A di ambiente alla V di Vita

venerdì 29 Aprile 8:35 - di Robert Perdicchi

Pensieri & parole, ecco un breve dizionario politico-musicale della tre giorni di Milano nella quale Fratelli d’Italia proverà a dettare l’agenda per il futuro e anche a delineare un sentiero comune per il centrodestra di governo. Con una sola “censura” preventiva, la lettera Z, che al momento ispira solo pensieri e parole negative…

A di AMBIENTE e FUTURO: il tema dell’ecologia, già declinato in chiave letteraria e fantasy nelle ispirazioni tolkeniane tanto care alla destra storica, rispunta come un fiore nell’asfalto della politica italiana come uno dei punti programmatici più interessanti dell’agorà di Milano. Ma non è una sorpresa. Nell’approccio dei Conservatori europei la lettura ecologista è un fiume carsico che si fa strada da tempo, ma solo a livello accademico, meno sul fronte politico: con quell’eco-ispirazione oggi i conservatori italiani puntano a coniugare i temi della natura con quelli del cristianesimo, dell’agricoltura, dei confini e dell’identità. “Tutelare l’ambiente difendendo l’industria italiana”, è l’assioma con il quale la Meloni prova a sfidare i Verdi.

Non so, non so, perché continuano a costruire, le case  non lasciano l’erba, non lasciano l’erba…“. (Celentano, Il ragazzo della via Gluck)

B di BEATRICE VENEZI: bionda, affascinante, carismatica, dalla leadership indiscussa con grande capacità di gestire la sua squadra. No, tranquilli, non è una sviolinata alla Meloni, parliamo di una direttrice d’orchestra di talento che sarà la star del Primo maggio della destra con un concerto dell’orchestra dei Virtuosi italiani da lei diretta e dedicato a tutti i lavoratori non garantititi e non rappresentati dalla triplice dei sindacati. Si chiama Beatrice Venezi, è una donna, è brava, è di destra, non è mamma, per adesso. Intanto nel 2018 la rivista Forbes l’ha inserita tra i 100 under 30 più influenti al mondo, perché la musica, come la bellezza, può salvare il mondo…

Chi fermerà la musica? L’aria diventa elettrica, e un uomo non si addomestica…” (Pooh, Chi fermerà la musica)

C come CLASSE DIRIGENTE: sì, vabbé, la Meloni è brava, ma non basta, però, dai, massù, orbene, acciocché… “Insomma, diciamolo, la Meloni non ha una classe dirigente adeguata”, è il coretto delle voci bulgare che accompagna ogni ipotesi di FdI al governo. A Milano lo show down delle “nuove linee” del partito e dei futuri “cervelli” della società civile, del mondo economico e del terzo settore pronti a sposare il progetto-Meloni, proverà a smentire il teorema del nulla: “Noi non abbiamo la presunzione di avere le risposte per qualsiasi domanda. Oltre alla classe dirigente di FdI, parteciperanno molte personalità autorevoli esterne. Vogliamo rispondere all’accusa totalmente infondata che FdI non ha la classe dirigente per poter governare l’Italia. Fratelli d’Italia ce l’ha”, dice Giorgia.

Aiutami a decidere, aiutami a fare il massimo, tutti vogliono governare il mondo…” (Tears for Fears, Everybody wants to rule the world)

D come DIBATTITO: nove tavoli, nove temi da approfondire, ciascuno con un esponente di FdI a coordinare. “L’Europa o è confederale o non è; La Terra dei Padri; La cultura della libertà; Indipendenza nazionale, garanzia di benessere: Famiglia, cuore d’Italia; Ambiente e futuro; Liberi di creare ricchezza; Si vis pacem, para iustitiam; Per un nuovo patto di sviluppo”. Il menu? E’ a la carte, anche in politica basta apparecchiare la tavola.

La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione…“. (Giorgio Gaber, La libertà)

E come ENERGIA: le tesi di Fratelli d’Italia sono espresse sotto metafora e sotto realtà. Energia come risorsa umana ma anche come motore dello sviluppo, messo a rischio dagli eventi bellici. E su questo si deve riprogrammare il Paese. “La dipendenza energetica è figlia di una incapacità strategica che l’Italia ha dimostrato negli ultimi anni ed è figlia di visioni e approcci ideologici diventati strumenti che hanno reso impossibile per l’Italia sviluppare le sue potenzialità e la difesa degli interessi nazionali. L’Italia è il paese dei no, invece, noi crediamo che si possa dire di sì e fare quello che va fatto”, è scritto nelle tesi di FdI a congresso. Credere, obbedire, energizzare.

Ho bisogno di energia, di una forza nuova, di un frustata vera, che possa cambiarmi da stasera…” (Riccardo Cocciante, Energia)

F come FAMIGLIA: la famiglia, per la destra, è da sempre tutto un programma: oggi si traduce in interventi per la natalità, tutela della famiglia naturale, difesa della maternità e della paternità, lotta all’ideologia gender. Ma a Milano quella parola verrà declinata anche nell’accezione politica, la “famiglia dei conservatori europei”, la famiglia dei “fratelli d’Italia”. Ma anche la “famiglia del centrodestra”, quella che al momento, parliamoci chiaro, è solo una foto scolorita di un matrimonio logoro e da ricelebrare con entusiasmo e impegni di fedeltà reciproci, come se fosse l’inizio, come se fosse la prima notte d’amore.

Mia madre mi stava accanto quando ero lì fuori, a mio padre piacevo, importa a qualcuno?” (Cranberries, Ode to my family)

G come GIUSTIZIA: facile a dire giustizia, senza la tutela delle libertà fondamentali (individuali e collettive), certezza della pena, riforma della giustizia, stato di diritto. E senza una vera tutela le forze dell’ordine. Il pacchetto-giustizia nelle tesi della destra è poco o nulla senza lo il pacchetto-sicurezza-ordine pubblico-immigrazione. Lamorgese a Milano non ci sarà, del resto c’è un congresso, non un rave party.

Milano carabinieri, polizia, che ti guardano sereni, chiudi gli occhi e voli via” (Lucio Dalla, Milano)

I come ITALIA: basta la parola, nel titolo di un progetto politico ambizioso e moderno. “Italia, energia da liberare. Indipendenza, libertà, crescita. Appunti per un programma conservatore”. Italia, molto più di un titolo, del nome di un partito, di un incitamento allo stadio, di una semplice cartina geografica. Un luogo dell’anima, da ritrovare.

Sto tornando a casa, alle mie Cime Tempestose, le mie Cime Tempestose…” (Kate Bush, Wuthering Heights)

L come LIBERTA’: nella tre-giorni di Milano nascerà l’idea di una libertà che cresce e si consolida nelle speranze dei giovani, nell’incontro tra diritti e opportunità, nella programmazione di un futuro accogliente per le nuove generazioni. I nostri figli, a cui parlare di libertà da coltivare restituendo ai giovani un sistema educativo, moderno ed efficiente, che sia capace di trasmettere alle nuove generazioni i valori fondamentali della nostra civiltà. “Investire sullo sport e sulle arti come antidoti alle devianze giovanili, coltivare i talenti, nutrire il sentimento di appartenenza alla comunità nazionale”, è la promessa dei boomer della politica ai ragazzi.

Liberi liberi siamo noi però liberi da che cosa, chissà cos’è, chissà cos’è” (Vasco Rossi, Liberi Liberi)

M come MADE IN ITALY: agricoltura, biodiversità, il nostro sistema produttivo di eccellenze e genio creativo, “queste sono le miniere inesauribili” del made in Italy, miniere sempre piene di ricchezze da valorizzare, come il patrimonio inesauribile della nostra economia: arte, cultura, paesaggi. Il “sovranismo” produttivo è fondamentalmente orgoglio, consapevolezza, gelosia del proprio genio.

Noi siamo quelli che inseguono le nubi e cantano alla luna e puntano il domani contro la sfortuna” (Claudio Baglioni, Capitani coraggiosi)

N come NAZIONE: cos’è una Nazione, nell’era della globalizzazione dell’economia e dei cervelli? La risposta è semplice: è “il senso di appartenenza alla comunità, la ricostruzione dello Stato, l’idea di investimenti strategici, di riforme, ma anche l’indipendenza energetica, la nascita di una nuova Italia dalle macerie della globalizzazione”, è il ragionamento di una destra non retorica. L’amore per un’idea esile ma indistruttibile come la Nazione, nient’altro.

“Sapessi com’è strano sentirsi innamorati a Milano, senza fiori senza verde, fra la gente…“. (Memo Remigi, Innamorarsi a Milano)

O come OPPORTUNITA’: nei presupposti economici del progetto di governo della destra italiana, l’Italia deve tornare a garantire la libertà di fare impresa. “Investire nel mondo del lavoro, sburocratizzare la pubblica amministrazione, facilitare l’accesso al credito mettendo la finanza al servizio dell’economia reale e non viceversa: liberare il genio creativo italiano per tornare ad essere grandi”. Opportunità da offrire non solo alla classe imprenditoriale ma anche a quella politica. Un voto, un’urna, una scheda elettorale ogni tanto, no?

Adesso che non c’è, più brava gente, e tutti son più furbi, più furbi di me. E adesso che tocca a me…” (Vasco Rossi, Adesso che tocca a me)

P come PATRIA-PATRIOTI: “Quando qualche anno fa definì Fratelli d’Italia il partito dei patrioti, alcuni ci fecero ironia, altri mi spiegarono che quel termine era troppo vecchio per poter essere compreso. Invece, ad ascoltare il dibattito politico di oggi è tutta una gara a definirsi patrioti…”, ha detto quache giorno fa la Meloni. La gara continua, ma FdI è in pole position, e non solo sui sondaggi. Oggi che siamo tutti ucraini, sarebbe bello se fossimo anche tutti patrioti italiani, o è chiedere troppo a sinistra?

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere, di gente infame, che non sa cos’è il pudore…” (Franco Battiato, Povera Patria)

Q come QUIRINALE: a proposito, ricordate quel richiamo della Meloni al presidente “patriota”, ricordate il pasticcio della rielezione “in ginocchio” di Mattarella, ricordate quel blocco di potere che impedì al centrodestra di votare un proprio candidati per il Quirinale? La risposta a tutto questo è alla lettera precedente, la P di Presidenzialismo, la battaglia madre della destra italiana sul fronte delle riforme costituzionali.

Se davvero fossi il presidente, vorrei scusarmi con tutti, sarei pronto a confessare gli errori più brutti…” (Gianni Morandi, Presidente)

R come RICCHEZZA: la demonizzazione della ricchezza è roba per la sinistra, come la patrimoniale. A destra, invece, la ricchezza è solo l’antenna di uno Stato forte che vanta un sistema produttivo che garantisce lavoro, sviluppo e benessere sociale. “Lo Stato e le istituzioni finanziarie hanno ragione di esistere soltanto se mettono in condizioni le imprese di creare lavoro e ricchezza, per questo occorre dare fiducia alle forze produttive italiane facilitando l’accesso al credito mettendo la finanza al servizio dell’economia reale e non viceversa”, è nel programma. I comunisti con e senza il Rolex sono avvertiti.

E il pubblico odia il povero che diventa borghese, non le storie sui governi delle larghe banche intese” (Fedez-Jay Ax, Comunisti col Rolex)

S come SVILUPPO: i comandamenti sono pochi ma chiari. “L’Italia deve tornare a garantire la libertà di fare impresa. Investire nel mondo del lavoro, sburocratizzare la pubblica amministrazione, facilitare l’accesso al credito mettendo la finanza al servizio dell’economia reale e non viceversa: liberare il genio creativo italiano per tornare ad essere grandi. Investire, innovare, rinnovare. Correggere e adattare il Pnrr alla luce dei nuovi scenari globali, è uno dei punti programmatici”, è scritto nelle priorità del congresso di Milano. Anche qui sviluppo ha un sinonimo: libertà. E un sottotitolo: legge.

Parla, la gente purtroppo parla, non sa di che cosa parla, tu portami dove sto a galla…” (Maneskin, Zitti e buoni)

T come TASSE: il nemico numero 1 il grande fratello fiscale”, quello su cui ha scommesso il governo dei presunti “migliori”, che con la scusa dell’evasione fiscale, sottopone chi lavora e produce a una morsa di controlli in cui l’onere della prova è invertito in un momento di grave crisi, dove lo Stato dovrebbe sostenere il più possibile chi crea ricchezza nella nostra Nazione. Fratelli sì, ma non di spionaggio.

In ufficio il mio capo mi tratta, come se non mi avesse visto mai prima, si lamenta e dice: ‘troppe tasse, devo licenziarti, addio, ci vediamo’, servirebbe qualcuno che salvi il paese, così potrei vivere in pace, speriamo...”. (Fabri Fibra, Propaganda)

U come UNIONE EUROPEA: “La destra o è coraggio o non è, è libertà o non è, è nazione o non è, così vi dico adesso, la destra o è Europa o non è. E vi dico qualcosa di più: l’Europa o va a destra o non si fa”, è una frase di Giorgio Almirante. Quelle che sembrano riecheggiare nella declamazione dell’europeismo “a testa alta” delle tesi di Giorgia Meloni. “Identità nazionale  e sovranità devono essere i presupposto della nuova Europa confederale”, alla quale la destra italiana chiede una politica estera e una difesa militare comune, un rapporto equilibrato tra diritto comunitario e nazionale, la difesa dei confini nazionali ed europei. L’Europa o è di destra o non è, diceva Almirante. L’Europa o è confederale (e pure di destra) o non è, sostiene oggi la Meloni.

Tu ragazzo dell’Europa, tu non perdi mai la strada…” (Gianna Nannini, Ragazzo dell’Europa)

V come VITA e VALORI: l’aspetto “mistico”, quasi religioso del programma politico di Milano ha a che fare con l’essere umano, con la “sacralità della vita e i valori non negoziabili”, trincea ideologica e spirituale della comunità a cui parla Giorgia Meloni. No all’eutanasia, no all’utero in affitto, no alla privatizzazione del welfare, sì alla riforma della sanità pubblica, più forza al sistema di protezione sociale, maggiore assistenza a chi ne ha bisogno, massima tutela della dignità del lavoro.

In un mondo che non ci vuole più, il mio canto libero sei tu…“. (Lucio Battisti, Il mio canto libero)

Basta poco per sentirsi parte di un progetto, tre giorni per sognare o rassegnarsi, in una Milano da bere, da cantare o da ricordare.

 

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