L’Anpi inneggia a Stalin ma urla contro Ramelli. Sala: “Andrò al corteo, fa parte della storia di Milano”

giovedì 28 Aprile 16:04 - di Gabriele Alberti
Ramelli Anpi

Torna la vergogna dell’Anpi a giudicare “inaccettabile” il corteo per commemorare Sergio Rammelli a Milano il 29 aprile,  il militante di destra preso a sprangate dalla furia di alcuni membri del gruppo di estrema sinistra di Avanguardia operaia nel 1975. A soli 17 anni. Sinistramente e tristemente un articolo di Repubblica fa il coro e titola “Torna il corteo nero”. L’Associazione italiana partigiani non stanca delle figure barbine fatte il 25 aprile apre bocca con  la volontà di impedire di ricordare un ragazzino ucciso vigliaccamente e atrocemente. Si tratta di un affronto «inaccettabile» perché, dice il presidente della sezione di Milano Roberto Cenati, è «una manifestazione di aperta apologia del fascismo;in contrasto con i principi sanciti dalla Costituzione» e con la storia di «Milano, Città Medaglia d’Oro della Resistenza», motivi per cui il corteo andrebbe «impedito». Vergogna senza limiti.

Anpi della vergogna: corteo per Ramelli “inaccettabile”

Questore e prefetto hanno autorizzato il corteo, per cui “per me va bene- stronca Sala- la querelle- . Ci vado, come tutti gli anni, perché mi sembra giusto. Sono passaggi della storia della nostra città”. Il sindaco di Milano Beppe Sala – che venerdì pomeriggio sarà presenta al via dei lavori della Conferenza programmatica di FdI- spiega la sua partecipazione alla cerimonia in ricordo di Sergio Ramelli: “Con il momento storico che viviamo sarebbe opportuno che ci fosse più dibattito, anche su questi temi – ha dichiarato Sala all’Ansa-. Perciò lo faccio volentieri, perché è nel mio ruolo di sindaco. È ovvio che poi ciascuno vede le cose in funzione delle proprie idee: ma nel momento in cui il Prefetto, seguendo la legge, autorizza la manifestazione, non posso che partecipare. Anche la vicenda di Ramelli fa parte della storia di Milano”. E ci mancherebbe che non fosse così.

Con che coraggio l’Anpi non vuole il corteo per Ramelli

L’Anpi dovrebbe solo vergognarsi anche solo per come si erano preparati a festeggiare il 25 aprile a Milano: “Ma li avete visti i manifesti inneggianti a Stalin come liberatore dell’Europa in occasione del corteo del 25 aprile? E li avete sentiti, durante la stessa manifestazione, gli inni di Bandiera Rossa e dell’Internazionale: storicamente associati alla dittatura, quella comunista, che ha fatto più morti durante il ‘900?”, scrive Gianluca Veneziani sulle pagine milanesi di Libero. Inneggiano alla dittatura sanguinaria reiterandone musica e immagini, e storcono il naso per un ricordo doveroso, civile, umano, di  un ragazzino ucciso barbaramente?

Domani  a Milano commemorazione anche di Pedenovi e Borsani

Il 29 aprile insieme a Sergio Rammelli si commemoreranno a Milano altre due vittime della furia ideologica comunista: Enrico Pedenovi, avvocato e politico del Msi, ucciso nel 1976 dai terroristi di Prima Line, appunto, mentre si stava recando alla commemorazione di Ramelli;  e Carlo Borsani, poeta e militare assassinato il 29 aprile del 1945, dai partigiani comunisti perché “colpevole” di aver aderito alla Rsi. La Questura di Milano, a differenza del passato, ha concesso l’autorizzazione alla manifestazione, pur con qualche limitazione e prescrizione: il divieto di marcia militare, di tamburi e vessilli. Ma per l’Anpi non bva bene comunque, il corteo per lassociazione andrebbe impedito. L’intolleranza democratica che insulta la brigata ebraica, che insulta le donne ucraina e che toglie la bandiera usa a una ragazzina di otto anni, in fondo, non dovrebbe stupirci più. Speriamo che Sala indossi la striscia tricolore. Come segnale di pacificazione per tutta la città.

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