I “partigiani” del Sud contro Pagliarulo: «Deve dimettersi, la sua Anpi è una caserma stalinista»

mercoledì 27 Aprile 13:52 - di Francesca De Ambra
Anpi

«L’Anpi? Una caserma stalinista». A parlare non sono fascisti, teste rasate o inguaribili nostalgici del saluto romano, bensì “partigiani“. Siamo costretti alle virgolette perché di quelli veri ne sono rimasti ben pochi e tutti, immaginiamo, molto seccati dalle polemiche abbattutesi sull’associazione preseduta da Gianfranco Pagliarulo, classe 1949, un altro “resistente” nato a guerra già finita. E proprio lui è il bersaglio degli strali del professor Sandro Vitale, reggino, uscito dall’Anpi già un anno fa per fondare “25aprile Ampa“, acronimo che sta per Associazione meridionale di Partigiani e Antifascisti. La sottolineatura territoriale si è rivelata davvero lungimirante se solo si pensa che Mattarella ha celebrato il 25 aprile ad Acerra, alle porte di Napoli, proprio con l’obiettivo di dare anche al Sud la sua fetta di gloria nella cosiddetta guerra di Liberazione.

Dopo che Mattarella ha parlato di Resistenza nel Mezzogiorno

Ma torniamo a Vitale: i motivi che lo portarono a sbattere l’uscio dell’Anpi non hanno ovviamente nulla a che vedere con la lotta antifascista. Molto più semplicemente, era accaduto che i “partigiani” di Roma non avessero gradito due documenti approvati dai “partigiani” di Reggio Calabria. Il primo chiedeva lo slittamento, causa pandemia, del referendum del 2020 sul taglio del numero dei parlamentari. Il secondo, di denuncia della situazione della sanità calabrese. E tanto bastò all’Anpi nazionale per avviare una raffica di provvedimenti disciplinari, compresa la sospensione dei dirigenti locali e il commissariamento dell’associazione reggina. «Abbiamo così scoperto che l’Anpi è una “caserma” dove il centralismo soffoca i territori e quindi la democrazia e la libertà di iniziativa e di opinione, al punto – sottolinea Vitale – che abbiamo paragonato la sede nazionale ad una sorta di “Lubjanka».

Un anno fa Silvio Vitale lasciò l’Anpi  per fondare l’Ampa

Al vertice nazionale sedeva allora Carla Nespolo. Fu lei ad avviare l’iter dei procedimenti disciplinari, poi condotti a termine dall’attuale Pagliarulo. Ma è quest’ultimo il bersaglio preferito. Per Vitale, che parla di «Dna stalinista», il presidente Anpi «dovrebbe dimettersi senza alcun indugio». C’entra la guerra in corso, con l’Ampa decisamente schierata a fianco dell’Ucraina. E contro Putin: «Per noi è già un criminale di guerra, anche se non avesse ordinato il massacro di Bucha e la distruzione di interi territori e le stragi di civili». Non proprio la posizione equidistante dell’Anpi di Pagliarulo, che nega il carattere di “resistenza” alla guerra condotta dagli ucraini. Non così l’Ampa: «Quella contro i russi – conclude Vitale – è certamente una “resistenza”, anche se non si può certamente paragonare a quella italiana contro il nazifascismo».

 

 

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