Giustizia: così governo e tv stanno sabotando i referendum. Le toghe rosse, grate, ringraziano

mercoledì 13 Aprile 20:52 - di Marzio dalla Casta
Referendum

Chi ricorda ancora i referendum sulla giustizia? Tutti, probabilmente, tra politici, magistrati, addetti ai lavori e ai livori. Tutti, tranne ovviamente gli elettori che in teoria ne sarebbero i veri protagonisti. Il che fa un certo effetto tragicomico, alla luce delle crociate democratiche bandite quasi quotidianamente dal governo in carica. Lo stesso, per intenderci, che ha fissato la data della consultazione al 12 giugno senza aggiungervi il 13. Forse – maligniamo noi – per impedire al prodigioso Sant’Antonio, che in quello stesso giorno si festeggia, di compiere il miracolo del quorum.

Per i referendum si voterà solo il 12/6

E siamo al punto: quante speranze hanno i quesiti referendari chirurgicamente ammessi (che colpo asportare quello sulla responsabilità civile dei magistrati!) dalla Consulta presieduta da Giuliano Amato di toccare la soglia del fatidico 50,1 per cento del corpo elettorale? Pochine, temiamo. Che volete, siamo da tempo abituati all‘effetto acquario che accompagna le iniziative dei Radicali. Lo sanno tutti: da sempre aprono la bocca senza che ne esca alcun suono. Gli eredi di Pannella l’effetto acquario lo montano di serie: nessuno dà loro voce, tranne la loro bellissima Radio che invece la dà a tutti. Figurarsi ora che la guerra domina l’informazione mentre la combriccola di virologi resta di rincalzo a presidiare tiggì e talk-show.

Democrazia sabotata

Certo, la Rai farà la sua parte. Attende solo l’ok della Commissione parlamentare per l’Indirizzo e la Vigilanza, cui spetta organizzare le famose tribune che poi nessuno guarderà. Se non altro perché piazzate in orari impossibili o tali da non pregiudicare lo share con annessa  raccolta pubblicitaria. Come dite: servizio pubblico? Concetti polverosi, improponibili in tempi di concorrenza tra piattaforme stellari. Il canone? Ma finanzia proprio quel che l’inserzionista non finanzierebbe mai, tribune referendarie comprese. E allora come la mettiamo con la libertà, il “conoscere (il referendum) per deliberare” o la centralità del cittadino? Che domande…  noi la democrazia la difendiamo in Ucraina, mica in Italia. E i nostri elettori? Semplice: che mangino brioche…

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