Cucchi, trasferiti nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere i due carabinieri condannati

martedì 5 Aprile 11:28 - di Paolo Lami
Stefano Cucchi

Sono stati trasferiti nel carcere di militare di Santa Maria Capua Vetere, i due carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, condannati in via definitiva ieri sera dalla Cassazione a 12 anni per omicidio preterintenzionale nel processo per il pestaggio e la morte del geometra romano Stefano Cucchi.

La Cassazione ieri ha ridotto la pena per i due carabinieri condannati per omicidio preterintenzionale di Cucchi: da 13 a 12 anni di reclusione.

Dopo la sentenza i due carabinieri si sono costituiti nella notte nella Caserma Ezio Andolfato di Santa Maria Capua Vetere che è sede del Carcere militare giudiziario consegnandosi ai loro colleghi.

“Sono amareggiato per questo triste epilogo, non mi sento un assassino”, ha detto Raffaele D’Alessandro dopo aver appreso la sentenza.

Ci sarà, inoltre, un nuovo processo di appello per falso nell’ambito della morte di  Cucchi per gli altri due carabinieri, Mandolini e Tedesco. La Cassazione, infatti, ha anche riaperto l’appello bis per Roberto Mandolini, che era stato condannato a 4 anni di reclusione e per Francesco Tedesco, condannato a 2 anni e mezzo di carcere.

Il Pg della Cassazione, Tomaso Epidendio, è stato durissimo ieri nel corso del suo intervento in udienza ripercorrendo la vicenda di Cucchi e quella che ha definito senza mezzi termini “una via crucis notturna” con il geometra romanoportato da una stazione all’altra” e pestato dai carabinieri nella caserma Casilina a Roma.

“Tutte le persone che entrarono in contatto con lui dopo il pestaggio sono rimaste impressionate dalle condizioni del Cucchi – ha sottolineato Epidendio. – Si tratta di un gran numero di soggetti tra i quali infermieri, personale delle scorte, detenuti, agenti di guardia. Davvero si può ritenere che questo numero impressionate di soggetti abbia congiurato contro i carabinieri?”.

“Si tratta di soggetti professionalmente preparati che si trovano ad affrontare una reazione prevedibile, e nemmeno delle più eclatanti, durante il fermo di Stefano Cucchi che rifiuta di sottoporsi al fotosegnalamento” ha continuato il Pg della Cassazione in aula, aggiungendo che il pestaggio attuato dai carabinieri nella caserma Casilina “è stato una punizione corporale di straordinaria gravità, caratterizzata da una evidente mancanza di proporzione con l’atteggiamento non collaborativo del Cucchi“.

Per questo, il Pg ha chiesto la conferma dell’aggravante dei futili motivi per gli imputati.

“Siamo vicini alla famiglia Cucchi di cui condividiamo il dolore e ai quali chiediamo di accogliere la nostra profonda sofferenza e il nostro rammarico“, hanno fatto sapere dal Comando Generale dei carabinieri dopo la pronuncia della sentenza da parte dei supremi giudici assicurando che i procedimenti disciplinari a carico dei due carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro “saranno sollecitamente conclusi, con il massimo rigore“.

La sentenza, ha aggiunto l’Arma “ci addolora perché i comportamenti accertati contraddicono i valori e i principi ai quali chi veste la nostra uniforme deve sempre e comunque ispirare il proprio agire”.

 

 

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