Ucraina, ecco perché non si possono inviare caccia militari a Kiev: parlano gli esperti. Cosa si rischia

martedì 8 Marzo 16:43 - di Mia Fenice
Ucraina

«Un intervento, diretto o meno o con mezzi aerei, di paesi Nato in una guerra tra due Paesi europei, Russia e Ucraina, sarebbe una dimostrazione di ostilità. E non sarebbe senza conseguenze, con il rischio di una escalation». Lo afferma all’Adnkronos il generale Marco Bertolini, già comandante del Coi, sul conflitto in Ucraina.

Ucraina, il gen. Bertolini: «L’Ue in passato non mandava armi ai belligeranti»

«La Ue non mandava in passato armi ai belligeranti non perché fosse pavida o cattiva, ma perché non si sa a chi vanno in mano e perché le armi servono a uccidere, quindi, implicano un coinvolgimento diretto – continua il generale Bertolini – Le armi sono sempre state un argomento delicato. In Somalia, dove si parla anche italiano e si guarda a all’Italia come a un riferimento, stanno combattendo contro l’Isis ma non abbiamo mai dato armi. Abbiamo dato uniformi, camion, berretti, istruttori, ma l’addestramento lo facevano con i fucili di legno perché la Ue aveva paura a dare le armi».

«Bisogna essere prudenti»

«Il problema è che il coinvolgimento di uno qualsiasi dei paesi Nato significa il coinvolgimento di tutta la Nato: per questo bisogna essere prudenti», afferma il generale Bertolini contrario a certi “toni” e «provvedimenti, ad esempio l’esclusione degli atleti disabili russi dalla Paralimpiadi». Si rischia di creare «un clima di contrapposizione che non c’era fino a poco tempo fa, quando Putin frequentava le nostre cancellerie», conclude.

Ucraina, il gen. Camporini: «Alzerebbe i livelli di rischio»

Anche il generale Vincenzo Camporini, ex Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica e della Difesa, parlando con l’Adnkronos si sofferma sull’ipotesi di fornire aerei agli ucraini nel conflitto contro i russi. «Pilotare un aeroplano non è come portare un’auto. Per ogni tipo di velivolo – afferma – c’è una versione diversa, occorre un addestramento specifico che richiede tempo, ore di volo e impegno. La possibilità di prestare velivoli agli ucraini è dunque limitata agli aerei che conoscono: i Mig e i Sukhoi». E poi ancora: «Romania e Polonia dispongono di questi residuati del Patto di Varsavia e tecnicamente sono disponibili, politicamente sarebbe un salto che alzerebbe i livelli di rischio di un confronto militare tra Nato e Russia», avverte Camporini.

Il gen. Angioni: «Ecco perché Kiev non può entrare nella Nato»

Mentre il generale Franco Angioni, già comandante delle truppe terrestri Nato nel Sud Europa e del contingente italiano in Libano intervistato dal Riformista spiega perché Kiev non può entrare nella Nato.  «La guerra ha i suoi codici, le sue regole. E definizioni appropriate. Una guerra va dichiarata, anzitutto. E mi creda non è un fatto formale ma sostanziale. Perché una guerra quando è tale è soggetta a Convenzioni internazionali, come quella di Ginevra, impone un codice di comportamento nei confronti della popolazione civile e dei prigionieri. Putin questa guerra non l’ha dichiarata. Ha invaso. Senza doversi attenere a quei codici a cui facevo accenno. Resta indefinita, nel tempo e nelle modalità. Per questo è peggio di una guerra». Il generale puntualizza: Putin «non mira alla cancellazione dell’Ucraina ma alla sua “normalizzazione”, ad avere un regime amico a Kiev. L’Ucraina come stato satellite, addomesticato. Uno stato cuscinetto ai confini della Russia». Quanto all’ipotesi dell’ingresso dell’Ucraina nella Nato, per Angioni «sarebbe un errore. Un grosso rischio. Ma non mi pare che né a Washington né a Bruxelles intendano correrlo».

 

 

 

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