Ucraina: aperti i corridoi umanitari a Sumy, ma Kiev temi colpi bassi della Russia

martedì 8 Marzo 11:16 - di Gigliola Bardi
corridoi umanitari

Dovrebbero restare aperti fino alle 21 ucraine (20 ora italiana) i corridoi umanitari che si sono aperti stamattina a Sumy, in direzione della città dell’Ucraina centrale Poltava. Per ora le operazioni, iniziate alle 9 ora di Kiev, procedono, come confermato dal ministro ucraino per l’Integrazione dei territori occupati, Iryna Vereschurk, che ha spiegato che l’accordo è stato concordato dal ministero della Difesa russo anche con la Croce rossa. «Tuttavia – ha aggiunto la rappresentante del governo ucraino – abbiamo già informazioni che la Federazione Russa si starebbe preparando a lanciare provocazioni e a non rispettare l’itinerario stabilito».

Kiev: «La Russia rispetti i corridoi umanitari»

Per questo, ha aggiunto Vereschurk, «chiediamo alla Federazione Russa di rispettare gli accordi. Il corridoio è fatto per portare via i civili, tra cui anche gli studenti indiani e cinesi, e prevede anche la consegna in zona di medicinali e prodotti alimentari». Kiev, inoltre, ha chiesto alla Russia di «concordare altri corridoi umanitari in Ucraina», dopo quello di Sumy. Intanto dall’Oms arriva un appello a garantire «a tutti coloro che stanno cercando rifugio, compresi gli stranieri che risiedono in Ucraina, che si possano muovere in tutta Europa». Secondo l’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati dal 24 febbraio, cioè da quando è iniziata l’invasione russa, «oltre 1,7 milioni di persone, la stragrande maggioranza donne e bambini, hanno lasciato l’Ucraina», ha ricordato Hans Kluge, direttore dell’Ufficio regionale dell’Oms per l’Europa, durante un briefing dedicato all’emergenza in Ucraina.

L’Oms: «Garantire la circolazione in Europa a tutti i rifugiati»

«Una priorità dell’Oms – ha chiarito – è garantire che i Paesi vicini dispongano delle infrastrutture e delle competenze in atto per soddisfare le urgenti esigenze sanitarie di coloro che arrivano». Kluge, quindi, ha spiegato che team di esperti Oms sono arrivati in Ungheria, Polonia, Moldavia e Romania e che si lavora in coordinamento con i governi e le autorità locali e i partner sanitari per «valutare le esigenze dei rifugiati in arrivo» ai confini e «costruire la capacità del sistema sanitario di accogliere un gran numero di persone, garantendo loro l’accesso ai servizi».

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