Draghi contro gli allarmismi ma il suo appello inquieta: prepariamoci a un’economia di guerra

sabato 12 Marzo 15:09 - di Francesco Severini
Draghi

«Non siamo assolutamente in un’economia di guerra, ma è bene prepararsi». Le parole di Mario Draghi, come le giri le giri, un po’ di inquietudine la trasmettono. Soprattutto se unite all’altra frase lapidaria: “Putin non vuole la pace”. Significa che siamo ancora lontani da una soluzione pacifica e che, con la guerra alle porte, dobbiamo fare i conti.

Macron: rivedere la strategia di produzione alimentare

E non è stato per nulla rassicurante Emmanuel Macron, secondo il quale “saremo ancora più destabilizzati fra 12-18 mesi a causa di quello che non può essere seminato in questi giorni”. “Bisogna rivalutare la strategia di produzione – ha detto ancora Macron – anche pensando all’Africa, che verrebbe colpita da carestie fra 12-18 mesi“. In Ucraina infatti, il granaio d’Europa, non crescono spighe ma piovono bombe.

Il problema delle importazioni dai paesi che usano Ogm

Draghi, però – annota Il Messaggero –  non vuole alimentare preoccupazioni eccessive. In pratica tenta un po’ di nascondere la polvere sotto il tappeto. Se la situazione dovesse aggravarsi, dice il premier, occorrerà «importare da altri Paesi» come «Stati Uniti, Canada e Argentina». Non certo un dettaglio, visto che – spiega il premier italiano – tutto questo «genera la necessità di una riconsiderazione di tutto l’apparato regolatorio» che «è giustificata da questa situazione d’emergenza». Basti pensare, per esempio, agli Ogm visto che i tre Paesi in questione sono i principali produttori di organismi geneticamente modificati del mondo.

I quattro pilastri per rispondere alla crisi in corso

Sul fronte energia – continua il Messaggero – Draghi cita «quattro pilastri» per rispondere alla crisi in corso. Primo: la «diversificazione», innanzitutto «nei confronti di altri fornitori di gas rispetto alla Russia», ma anche nella «sostituzione di fonti fossili con rinnovabili». Secondo: introdurre un «tetto ai prezzi del gas». Terzo: come «staccare il mercato dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili dal mercato del gas». Quarto pilastro: la «tassazione degli extra profitti delle società elettriche», visto che «la Commissione stima che possa portare un gettito di circa 200 miliardi». Infine, «i bisogni finanziari della Ue» che «per rispettare gli obiettivi di clima, difesa ed energia sono molto grandi».

E se il quadro dovesse peggiorare ancora, ammonisce Draghi, «occorrerà una convincente risposta delle politiche di bilancio che non può venire dai bilanci nazionali» ma che deve essere «una risposta europea».

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