Si combatte a Chernobyl: i russi attaccano l’impianto. Torna l’incubo della nube radioattiva sull’Europa

giovedì 24 Febbraio 17:55 - di Lorenza Mariani
Chernobyl

I russi attaccano la zona di Chernobyl: Kiev lancia allarme scorie radioattive. E in Europa torna l’incubo di una nube radioattiva sull’Europa. Dopo aver preso il controllo dell’aeroporto Antonov di Hostomel, il secondo scalo aeroportuale che dista 30 chilometri da Kiev, le truppe russe penetrate in Ucraina dalla Bielorussia – riporta la Ukraïnska Pravda, uno dei principali giornali online di Kiev – «sono entrate nella zona di Chernobyl. La Guardia Nazionale, che presidia l’impianto di stoccaggio dei rifiuti radioattivi pericolosi, sta resistendo». Ma, aggiunge il sito ucraino, «se gli attacchi dell’artiglieria russa distruggessero l’impianto di stoccaggio delle scorie nucleari, la polvere radioattiva potrebbe coprire i territori dell’Ucraina, della Bielorussia e dell’Unione Europea». E il mostro dormiente di Chernobyl torna a fare paura…

Ucraina, si combatte a Chernobyl. Zelensky: «Una dichiarazione di guerra contro l’intera Europa»

Non a caso, alla notizia che le forze di occupazione russe stanno cercando di impadronirsi della centrale di Chernobyl – o meglio, dell’impianto, oggi disarmato – il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha definito l’attacco in corso «una dichiarazione di guerra contro l’intera Europa». Aggiungendo a stretto giro, proprio sullo spettro del disastro nucleare tornato ad aleggiare sui cieli del vecchio continente, che «i nostri difensori stanno sacrificando la vita per evitare che si ripeta la tragedia del 1986». Comunque, sollecitano le autorità ucraine in queste ore, «il rischio nucleare va tenuto presente a livello internazionale».

Incubo Chernobyl: i russi attaccano la zona dell’impianto di stoccaggio delle scorie nucleari

Del resto, come spiega all’AdnKronos Angelo Gentili, responsabile del progetto Chernobyl di Legambiente, «una delle aree da cui sono partite le truppe russe è proprio quella al confine tra Bielorussia e Ucraina. A pochi km dal confine c’è la centrale. E a 150 km c’è Kiev. Una situazione incandescente. Pericolosissimo che ci sia la centrale nucleare lì, perché qualsiasi tipo di situazione militare potrebbe mettere in atmosfera ulteriori quantità di radionuclidi. Fu fatto un sarcofago a copertura del quarto reattore, ma c’è ancora il nucleo attivo, e una situazione di contaminazione molto alta».

Kiev lancia allarme scorie radioattive. L’esperto: attivata una «bomba a orologeria»

Quello dell’area Chernobyl, insomma, «è un obiettivo molto sensibile, fino ad oggi in qualche modo tutelato dallo Stato Ucraino. E che continua a rappresentare una bomba a orologeria. Farne un teatro di guerra è molto pericoloso, non si può scherzare con il nucleare. Siamo molto preoccupati – sottolinea allora Gentili – perché la pericolosità è inaudita. Vorrei sperare che non ci sia un accanimento in quell’area. Tra l’altro lì, superato il confine, c’è la cosiddetta “zona morta” che sta intorno alla centrale. Lì non ci sono persone che ci abitano. E c’è una cintura di sicurezza protetta dalle autorità, ma in presenza di una guerra il rischio è che tutta una serie di parametri sanitari saltino».

«Un rischio che si aggiunge in maniera drammatica a una situazione già grave»

Una situazione, aggiunge Gentili che conosce bene quelle zone dove lavora per il progetto Chernobyl – che coinvolge i bambini dell’area (in Bielorussia, nel centro Speranza, i bambini vengono ospitati ogni estate con l’obiettivo di far loro perdere parte della radioattività) –. E «che si aggiunge in maniera drammatica a una situazione già grave. Lì, in area contaminata, ancora oggi vivono molte persone soggette a una serie di patologie. Tra Bielorussia, Ucraina e Russia, parliamo di 5 milioni di persone che abitano le zone contaminate. Questa situazione si sovrappone a una situazione già complicata che comprende, oltre alla contaminazione, una forte sofferenza dovuta al Covid e una povertà molto alta». Insomma, una vasta area già duramente messa alla prova, che ora le armate russe hanno trasformato in teatro di guerra.

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