Onu, parole di fuoco. Diplomatico ucraino: “Niente purgatorio per criminali di guerra. C’è l’inferno”

giovedì 24 Febbraio 20:36 - di Lara Rastellino
ambasciatore ucraino

Nelle stesse ore in cui gli ucraini si ritrovano faccia a faccia con la guerra scatenata da Putin, un altro duro confronto si consuma nel Palazzo di vetro dell’Onu, a New York. A Kiev suonano le sirene anti-aeree, nel corso del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, squillano i telefonini. E l’offensiva russa irrompe nella sala americana, declinandosi al drammatico confronto tra l’ambasciatore ucraino e quello russo. Volano parole grosse, pesanti come pietre: e nell’aula rimbombano echi di guerra. Quella appena esplosa…

Da Kiev a New York: guerra di parole tra l’ambasciatore ucraino e quello russo all’Onu

La parola spetta all’ambasciatore di Kiev, Sergiy Kyslytsya. Il quale, ricevuto un messaggio su whatsapp ripone i figli del suo intervento previsto fino a quel momento. E che probabilmente incentrava il discorso sull’impegno diplomatico, per scongiurare un conflitto già in corso di svolgimento. «Putin ha appena finito il discorso alla nazione, ha annunciato il lancio di un’operazione militare”, riporta lo schermo del telefono dell’ambasciatore ucraino, immediatamente immortalato dai teleobiettivi dei fotografi, puntati come armi sullo smartphone. Kyslytsya tradisce tensione nell’espressione del volto. Ha capito che non è più tempo di parlare di de-escalation. «Il presidente russo ha dichiarato guerra all’Ucraina», annuncia ai colleghi. Poi, impugnato il cellulare, quasi brandito come una spada, lo punta verso il collega russo.

Ambasciatore ucraino all’Onu: «È tardi per parlare di de-escalation, Putin ha iniziato la guerra»

«Devo mostrarle il video del vostro presidente? Ambasciatore, devo farlo adesso? Può confermarlo?”, incalza con una furia che fatica a contenere. Poi, scuro in viso, e con toni accesi, lo esorta con veemenza a non interromperlo. Il diplomatico russo replica con stizza, ma si ritrae. Del resto, l’omologo ucraino sembra incontenibile: «Voi avete dichiarato la guerra, ed è responsabilità di questo Consiglio fermarla. Così chiedo a tutti voi di fare tutto il possibile per fermare le ostilità» esclama Sergiy Kyslytsya, inchiodando i colleghi alle loro responsabilità politiche e istituzionali. Ma a quel punto, anche il successivo intervento a gamba tesa dell’ambasciatore russo non mitiga l’atmosfera, ormai incandescente. «Non si tratta di una guerra ma di un’operazione militare speciale nel Donbass», prova a ridimensionare la portata degli eventi Nebenzia. Ma il risultato che ottiene è solo quello di accrescere la tensione e elevare all’ennesima potenza l’imbarazzo istituzionale dei colleghi, ridotti a convitati di pietra. Attoniti e silenti.

«Non c’è purgatorio per i criminali di guerra. Finiscono dritti all’inferno»

Un silenzio pesante come l’aria che si respira in quella sala dell’Onu dove gli eventi stanno scrivendo un’altra pagina di storia. Un capitolo ancora da scrivere. E per cui l’ambasciatore ucraino torna ad invocare ancora un finale affidato alla diplomazia, anziché alle strategie dell’offensiva militare. «Come presidente del Consiglio di Sicurezza, faccia il suo dovere: chiami Putin, chiami Lavrov, e chieda loro di fermare l’aggressione», tuona severamente Kyslytsya rivolgendosi all’ambasciatore russo. Poi, quasi in un attimo di resipiscenza. Disilluso e furioso, conclude: «Non c’è purgatorio per i criminali di guerra, ambasciatore. Finiscono dritti all’inferno». Intanto, però, dalle notizie che arrivano dall’altra parte del mondo, l’inferno che già divampa è quello che infiamma le strade dell’Ucraina

 

 

 

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