L’immunologo Abrignani: “Siamo alla coda della pandemia. La quarta dose non ha senso”

martedì 8 Febbraio 13:00 - di Redazione
Abrignani

L’immunologo della Statale di Milano, Sergio Abrignani è ottimista: “Siamo alla coda della pandemia, con 85% vaccinati abbiamo ripreso vita normale”. “Siamo alla coda della pandemia” e possiamo “sognare di riprenderci una a una tutte le libertà perdute negli ultimi due anni”. Sono parole che scaldano il cuore in un momento in cui in Italia ancora tante limitazioni stanno mettendo a dura prova l’economia, la scuola e la psicologia degli italiani. L’immunologo che è  componente del Comitato tecnico scientifico, in un’intervista al ‘Corriere della sera’ ci dà buone notizie. Il che è molto significativo, visto che in passato lo scienziato era stato uno dei più cauti, per non dire pessimisti.

Abrignani: “Ci mettere la firma se il virus restasse così”

E aggiunge: “Ci metterei la firma, se il virus restasse così e non cambiasse più. Sia Omicron 1 sia il tipo 2 sono meno pericolose di Delta per i vaccinati con due o tre dosi: in quanto, è ben dimostrato, inducono meno malattia severa. Mi auguro che sia questo il virus destinato a restare fra noi diventando endemico. Penso sia difficile che spunti fuori una variante più contagiosa”. “Fra gli italiani che si sono immunizzati con il vaccino, con l’infezione naturale causata dalle precedenti varianti e infine da Omicron, si raggiunge un alto livello di immunità. Così si arriva all’endemia – spiega -. Il virus non sparisce, ma continua a circolare dando origine a un limitato numero di casi”. Molto è merito dei vaccini. “Dieci mesi fa eravamo alle prese con coprifuoco e locali chiusi. Oggi con l’85% della popolazione vaccinata abbiamo praticamente ripreso in pieno la vita normale. Per i cittadini con green pass rafforzato non esistono luoghi preclusi”.

Abrignani. “Il Cts? Non ci hanno ancora licenziato”

Si va verso la fine dell’emergenza. Il Cts è ancora utile? “Il governo non ci ha ancora licenziati. Se riterrà che non siamo più utili non ci resterà che ringraziare e tornare a casa. Ci vengono ancora sottoposti quesiti e i nostri pareri tecnici sono stati evidentemente un ausilio per i decisori politici”, risponde Abrignani. La domanda che ora molti si porgono è se ci vorrà una quarta dose di vaccino. Abrignani risponde che “non avrebbe molto senso”. Questa la motivazione:

“Quarta dose di vaccino? In Israele non è servita a nulla”

«La maggior parte dei vaccini contro altre malattie infettive richiede tre dosi per innescare una protezione valida negli anni. È la schedula classica. Abbiamo visto il governo israeliano somministrare la quarta dose a due mesi dall’ultima. Non è servita a nulla sul piano del rafforzamento dell’immunità, tanto che l’agenzia europea per i medicinali (Ema) non l’ha autorizzata”. Dunque è questa anche la motivazione sottesa alla validità del green pass,  prorogata senza scadenza. “Anche se più avanti dovessimo avere l’evidenza di un nuovo calo di protezione nei vaccinati tre volte, penso sia improbabile insistere con lo stesso vaccino. Avrebbe poco senso». Le industrie farmaceutiche stanno lavorando su un vaccino specifico per neutralizzare Omicron. Cambierebbe qualcosa sull’opportunità di una quarta dose? No, risponde Abrignani: «Non si parlerebbe di quarta dose ma di una nuova vaccinazione. Lo stesso avviene contro l’influenza.

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