Covid, Abrignani: la terza dose allunga la memoria immunitaria. Cresce l’attesa per la pillola antivirale

martedì 9 Novembre 10:53 - di Redazione

Terza dose a tutti anche sotto i 60 anni? “Non è una decisione straordinaria. Nel mondo della vaccinologia la terza dose distanziata dalle prime due, per persone che non hanno mai visto un certo microrganismo, è la normalità”. Così Sergio Abrignani, immunologo del Comitato tecnico scientifico, intervistato dal Corriere della Sera. “Il nostro sistema immunitario come in questo caso, può aver bisogno di questa stimolazione. Per innescare una memoria di lungo termine che consenta di fare altri richiami non prima di 5-10 anni“.

Abrignani: terza dose per una memoria di 5-10 anni

«Sono persone bloccate da grandi paure, per questo esitano, vanno comprese e aiutate”, dice poi Abrignani  degli italiani che ancora non si vaccinano per scelta. “Più il tempo passa più sono solide le evidenze sulla sicurezza e l’efficacia dei vaccini. Le loro paure non hanno base scientifica. Sono irrazionali e rischiano di fargli molto male. A 60 anni l’infezione da Sars-CoV-2 può portare alla morte nel 3-4% dei casi”. Nessuna comprensione vero i no vax? “Lasciamo perdere. Hanno certezze paranoiche. Le storie sul microchip che ci verrebbe inoculato con i vaccini a mRna o dei metalli contenuti fra le sostanze inoculate o sulla morte del 10% dei vaccinati sono sciocchezze tali che non sono neanche da discutere”.

L’immunologo: “I no vax sono paranoici”

L’immunologo del Cts poi affronta il tema dell’estensione del green pass. “Sono favorevole in termini di tempistica. Si è dimostrato uno strumento fondamentale dunque è giusto prevedere che continui a costituire un lasciapassare. Mitiga il rischio che una persona infetta entri a contatto con un sano, vaccinato o non vaccinato che sia”. Lo estenderebbe? “No, praticamente è necessario mostrarlo sempre. Si potrebbe fare di più sul rigore con cui viene controllato”, risponde. Quindi la terza dose va fatta anche per mantenere il Green pass attivo? «Va fatta soprattutto perché garantisce l’innesco di una memoria immunologica più duratura. E quindi una copertura più completa – avverte Abrignani – Unita a mascherina e rispetto del distanziamento mitiga molto i rischi pur non annullandoli”.

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