Foibe, diventa un caso il tweet di Letta. I compagni gli si avventano contro: ma scherzi?

giovedì 10 Febbraio 13:14 - di Redazione
Foibe Letta

No, non vogliono ricordare. I compagni sono fatti così. Tutti d’un pezzo nella loro ottusità. Con i paraocchi. E la smania antifascista che gli rode dentro. E con la presunzione, infine, di scrivere sempre la storia nel modo fazioso che viene loro naturale. Tanto più in una giornata che dovrebbe essere di memoria condivisa e che per loro è invece un giorno da cancellare dal calendario.

Così il tweet di Enrico Letta che posta la foto di Sergio Mattarella che rende omaggio alle vittime delle foibe con l’esortazione “Oggi il Paese tutto si unisca in una partecipazione corale alla #giornatadelricordo” diventa il bersaglio privilegiato dei duri e puri che negano o giustificano le foibe. Senza vergogna né pudore attaccano il segretario dem (che poi a sua volta le foibe non le nomina proprio) accusandolo di “collaborazionismo”.

Oggi è la giornata del “vi ricordate male”, afferma uno. E un altro afferma: è la giornata del cinico revanscismo fascista. Ancora, qualcuno gli dà del cerchiobottista. Un’altra gli risponde: no grazie, non mi va di ricordare nulla. C’è chi lo esorta a concordarsi con l’Anpi (“Vedrai che ti attaccano il telefono in faccia”). Chi gli suggerisce di leggere il testo negazionista di Eric Gobetti. Chi, ancora, lo sprona piuttosto a ricordare i crimini dei nazifascisti. C’è addirittura chi ribalta la verità: “Unico caso al mondo in cui si ricordano i carnefici”. E infine chi tira le somme: “Anche oggi dici qualcosa di sinistra domani”.

Questo non è certo il clima di “crescita civile” che Mattarella ha auspicato nella sua dichiarazione sul Giorno del Ricordo. No, questa è ostinata volontà di perpetuare odi e contrapposizioni. E Letta, che si è trovato di fronte in modo plastico a questo stato d’animo, dovrebbe avere il coraggio di prendere le distanze da certi atteggiamenti estremisti. Proprio ciò che viene chiesto a destra, e che la sinistra invece dimentica sempre di fare.

 

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