Condannato per terrorismo foreign fighter di origini abruzzesi legato al gruppo Jabhat Al Nusra

mercoledì 23 Febbraio 20:15 - di Paolo Lami

È stato condannato a 5 anni di reclusione per associazione terroristica, dalla Corte d’Assise di Chieti, Stefano Costantini, il foreign fighter italiano 25enne di origini abruzzesi, ma nato e residente in Svizzera, arrestato il 19 gennaio 2021 dalla Digos di Pescara perché ritenuto un foreign fighter.

Gli investigatori, insieme al personale del Servizio per il contrasto all’estremismo e terrorismo esterno di Roma, avevano eseguito l’ordine di custodia cautelare in carcere del foreign Fighter emesso dalla Procura distrettuale antimafia e antiterrorismo de L’Aquila, a carico dell’uomo.

Il giovane è accusato di aver partecipato ad un’associazione terroristica di matrice islamica quale Jabhat Al Nusra, affiliata al movimento terroristico Al Qaeda, e per aver diffuso attraverso la piattaforma del social network Facebook alcuni video inneggianti allo Stato Islamico.

Gli agenti avevano arrestato il foreign fighter dopo lunghe indagini e lo avevano preso in consegna dai poliziotti turchi all’aeroporto di Hatay, in Turchia.

La vicenda è iniziata nel 2014 quando Costantini, ancora minorenne, viveva in Svizzera.

Dopo un rapido percorso di conversione all’Islam e la completa radicalizzazione, Stefano Costantini si era avvicinato all’impegno jihadista, culminato con la partenza nel settembre dello stesso anno, verso il fronte siriano per militare nel gruppo Jabhat Al Nusra (attualmente denominato Jabhat Fatah al Sham), impegnato nella regione siriana di Idlib, ancora sotto il controllo dei movimenti legati ad Al Qaeda.

Prima di partire per il fronte di guerra in Siria, il giovane si è sposato con una cittadina turca nata e residente in Germania, che lo ha poi raggiunto.

Le indagini della Digos di Pescara sono iniziate alla fine del 2014 ed hanno consentito di acquisire numerosi elementi probatori circa il reale  sostegno del cittadino italiano alle fazioni terroristiche operanti in quei territori di guerra.

Per arrivare all’individuazione del foreign Fighter, i poliziotti italiani hanno utilizzato strumenti investigativi tecnici e – anche tramite la collaborazione delle polizie svizzere e turche – sono riusciti ad acquisire importanti riscontri dell’effettivo coinvolgimento del giovane italiano all’interno dei gruppi qaedisti combattenti sul territorio siriano contro le truppe del presidente Assad e riguardo alla sua costante presenza nell’area, al confine tra la Siria e la Turchia, controllata dai gruppi di Jabhat Al Nusra.

E’ stata, quindi, emessa a carico dell’indagato, nell’ottobre del 2017, un’ordinanza di custodia cautelare, con mandato di arresto europeo e successiva diffusione delle ricerche in campo internazionale.

L’operazione che ha portato alla cattura del terrorista, è stata caratterizzata da una ininterrotta attività di mediazione nei confronti del foreign fighter affinché si consegnasse alle autorità italiane.

Avviata essenzialmente come attività di polizia giudiziaria, ha poi assunto anche una rilevanza di carattere umanitario avendo consentito la messa in sicurezza della nucleo familiare del terrorista, in vista del loro rientro in Turchia, composto dalla moglie tedesca di origini turche e di quattro figli minori (di 10, 5, 4 e 2 anni) di cui gli ultimi tre, nati in Siria ma a tutti gli effetti cittadini italiani.

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