Sberleffo a Murgia e Boldrini dai ragazzi della Luiss: “Noi liberi di scegliere le parole, basta deliri”

mercoledì 8 Dicembre 18:51 - di Adriana De Conto
Luiss

Un minuto di silenzio per la lingua italiana. Maltrattata, violentata e trasformata in mezzo per veicolare un concetto omologante e inibente. Deliri, discussioni linguistiche: è giunto il momento di riconoscerne la completa irrilevanza”. Un applauso agli studenti della Luiss che sulla loro rivista su Instagram, La Testata, massacrano letteralmente i diktat linguistici di una sorta di neolingua conculcata dai salotti manistream. Scrivono i ragazzi: “In italiano non si ha una corrispondenza tra genere grammaticale, sesso biologico ed identità di genere. Inutile (ed ipocrita) sarebbe negare che, quando ci si riferisce alle persone, il nostro idioma tenti di far coincidere le due categorie. Questo però non accade sempre: nomi come ‘guida e spia’ sono nomi femminili che spesso si riferiscono ad uomini. Peccato che nessuno se ne sia mai lamentato”.

L’intervento dei ragazzi della Luiss sulla loro rivista contro il politicamente corretto

“La soluzione proposta dall’esercito del politically correct di ricorrere al neutro dimostra una profonda ignoranza: l’italiano, a differenza del latino, è carente di quegli elementi morfologici essenziali ad indicare un genere diverso dal maschile e dal femminile”, proseguono gli studenti della Luiss nel loro intervento. Una presa di posizione che consola. Vuol dire che esiste non solo in qualche intellettuale, ma anche nei giovani la consapevolezza della gratuità di certe posizioni alla Boldrini e alla Murgia per intenderci. “Altra polemica sterile? La declinazione dei sostantivi che indicano mestieri: la dittatura dell’ideologia più falsa di tutti i tempi incombe su di noi, e so che lo noti anche tu ogni volta che, scrivendo di un ministro, bagni il foglio con una gocciolina di sudore perché ti senti obbligato a sostituire quella “o” finale con una “a”.

“Non tormentate le anime di Dante, Bembo e Petrarca…”

Una belle immagine del padre della lingua italiana Dante è messa a corredo dell’articolo, che così prosegue: “Il politicamente corretto, oltre a tormentare le anime di Bembo, Dante e Petrarca, impone norme e dettami sempre più vincolanti; obbliga ad una scelta delle parole sempre meno libera. La sua polemica sul linguaggio è l’espressione lampante di un movimento che lotta per l’inclusività tramite una pantomima di frammentazione, favorendo il trionfo dell’individualità. La sua è una lotta a favore della natura di ognuno di noi; che ammazza però persino la naturalezza con la quale le lingue si consolidano nei secoli. Una battaglia volta alla risoluzione di problemi irrisolvibili logisticamente, che conduce alla ridicolizzazione di problemi effettivamente esistenti”.

I ragazzi della Luiss: “Guai a mettere una “a”, se diventassi ministro o assessore…”

E così concludono, con un ennesimo sberleffo alle vestali del politicamente corretto che più ci propinano i loro deliri linguistici: “Quanto a me e la mia libertà, lasciatemi almeno quella di scegliere le parole. E se mai dovessi diventare ministro, avvocato o assessore, non vi azzardate a metterci una “a”. Da applausi, che lezione! Murgia e Boldrini affondate.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *