Niente “schwa”e lingua neutra: la lezione della Baviera contro i diktat gender. Murgia prenda nota

mercoledì 22 Settembre 10:28 - di Federica Argento
Gender

Chissà se esiste una Michela Murgia in Germania che insiste come un picchio sul gender e le desidenze neutre della “neolingua”? Perché subirebbe una netta smentita dalle istituzioni culturali, diversamente di quanto accada da noi. Capita infatti che il governo regionale di Monaco di Baviera abbia appena preso posizione contro l’indottrinamento del linguaggio «inclusivo». E ha  lanciato  un avvertimento alle università e alle accademie che operano sul territorio del Libero Stato di Baviera: gli studenti che non adoperano gli asterischi o le schwa, che non declinano i nomi anche al femminile ma che insisteranno con l’uso tradizionale delle desinenze al maschile non dovranno ricevere voti più bassi. Che il tedesco tradizionale si salvaguardato. Una bella lezione al mondo radical-chic dei salotti buoni nostrani.

Gender, no alla lingua neutra: dalla Baviera una lezione ai nostri radical chic

Una notizia diffusa dal Giornale oggi in edicola. Una presa di posizione che parte dalla Baviera ma che la dice lunga sulla scelta di non aderire al politicamente corretto che impone che i “gendarmi” del linguaggio siano col fucile spianato. Per cui il gendern – neologismo tedesco che indica la pratica di “depurare” la lingua dall’uso prevalente del maschile, «non deve essere rilevanti a fini degli esami». Lo ha dichiarato  Söder in persona durante una riunione dell’esecutivo regionale. Soder è dal 2018 presidente della Baviera e dal gennaio 2019 leader dell’Unione Cristiano-Sociale.

“Gli studenti che non usano una lingua neutra non siano penalizzati”

L’indicazione da lui data ha trovato dello stesso avviso il ministro bavarese per la Scienza, Bernd Sibler. Si erano diffuse alcune voci che  alcuni studenti non inclini al “gendern” si fossero trovati  voti più bassi al termine degli esami. Il ministro del partito cristiano sociale bavarese (Csu) di Söder ha tenuto a precisare che nel Land meridionale tedesco non c’è stato nessun caso di questo genere. Ma l’occasione è stata utile  per specificare nettamente che  «l’uso del linguaggio di genere non dovrebbe essere un criterio di valutazione». La difesa del tedesco “tradizionale” se così si può efinire per semplificare non è nata oggi. Da tempo  la Conferenza delle Università bavaresi e il governo di Monaco avevano polemizzato sul tema.

Il governo contro i diktat gender: “Basta acrobazie gender -moralistiche”

“Ad agosto – ricostruisce il Giornale- una serie di università ha preparato alcune linee guida per consigliare agli studenti di non utilizzare le desinenze maschili e femminili; ma al contrario di impiegare un linguaggio più neutro e inclusivo anche grazie all’uso di asterischi. A ruota gli atenei bavaresi hanno risposto per le rime: «gli studenti sono liberi di scegliere la lingua per loro più appropriata. Nessuno può quindi essere valutato in maniera peggiore». Söder ha, pertanto, tuonato contro l’ «indottrinamento» e le scelte ideologiche che finiscono in eccessi:  non si potrà più dire «padre e madre» ma «genitore 1 e genitore 2. «Io non voglio che i miei figli mi chiamino genitore», ha affermato. Ha quindi stigmatizzato l’uso di molte amministrazioni che prediligono l’uso di termini neutri: per non dire “elettori ed elettrici” si dirà «persone votanti»; e per non dire lavoratori o lavoratrici si dirà «forza lavoro». Basta, ha detto con queste « acrobazie linguistiche gender-moralistiche».

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